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Diocesi: Rimini, al via le prime esperienze di “Parrocchia accogliente”

Partono, nella diocesi di Rimini, le prime esperienze di accoglienza dei profughi, arrivati a oltre cinquecento nel territorio. L’auspicio di “Parrocchia accogliente”, progetto lanciato con l’avvio dell’Anno giubilare dalla Caritas diocesana, era, come sottolinea il portavoce Cesare Giorgetti, che “ogni parrocchia accogliesse una famiglia o un piccolo nucleo di 4-5 persone” in risposta anche all’appello di Papa Francesco, alla vigilia del Giubileo, “ad esprimere la concretezza del Vangelo aprendo le porte a una famiglia di profughi”. Un’iniziativa che dal vescovo di Rimini, monsignor Francesco Lambiasi, è stata anche inclusa tra le opere segno della diocesi nella sua lettera pastorale “Vogliamo incontrare Gesù. Evangelizzare si deve, ma si può?”. Dalle parole si è ora passati ai fatti. “Sono oltre una decina le parrocchie che hanno avviato una riflessione e stanno studiando come realizzare il progetto”, spiega Giorgetti. La prima esperienza è partita il 5 marzo a Sant’Andrea dell’Ausa (Rimini), la seconda il 17 nella zona pastorale del capoluogo, che comprende cinque comunità: San Giovanni Battista, Colonnella, Regina Pacis, Cristo Re e Mater Misericordiae.
“La famiglia accolta in comunità – racconta il parroco del Crocifisso, don Paolo Donati – è composta da quattro persone richiedenti protezione internazionale: padre sudanese, madre etiope e due bimbe di tre anni e quattro mesi”. Fuggiti dal Sudan nel 2013, hanno lasciato anche la Libia per la situazione di violenza diffusa. La comunità non è sola in questa esperienza, ma viene sostenuta dalla operativa Madonna della Carità della Caritas diocesana. “Abbiamo messo a disposizione della famiglia un appartamento nel cuore del quartiere – prosegue don Donati -. Venti volontari aiutano gli ospiti nella loro quotidianità, dai contatti coi medici di base alle lezioni di italiano, dall’accompagnamento nei negozi ai rapporti coi vicini. Ma dietro c’è il supporto dell’intera parrocchia”. “Il gruppo è molto entusiasta e l’accoglienza è stata davvero calorosa – aggiunge il sacerdote -. Nella comunità c’è molta curiosità e molto impegno; la presenza delle bambine, educate e sempre sorridenti, aiuta nella costruzione del rapporto con la famiglia”. A San Giovanni Battista, invece, sono stati accolti due ragazzi nigeriani e due ghanesi, richiedenti asilo in accoglienza presso la cooperativa Madonna della Carità da 7 mesi nell’ambito del progetto di accoglienza di emergenza per richiedenti asilo (ex Mare Nostrum). Una decina di volontari li supportano nel quotidiano, sei insegnanti li aiutano ad imparare l’italiano.

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