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Attentati a Bruxelles: Achini (Csi), “quello che è accaduto non deve fermare il mondo sportivo”

“Quello che è accaduto a Bruxelles non può e non deve fermare il mondo sportivo”. Lo ha dichiarato al Sir Massimo Achini, presidente nazionale del Centro sportivo italiano (Csi). “Dopo gli attentati di ieri – spiega – anche nello sport bisogna vincere la paura; è inevitabile che esista in un momento del genere, ma la speranza è che la gente non si faccia intimorire e continui a recarsi agli eventi sportivi”. Per Achini “soprattutto ora gli stadi dovranno essere sempre più pieni: sarebbe un importante indicatore per la gente”. “Chi ama lo sport – prosegue – e i valori veri della vita, per dare un segno concreto e di umanità, non deve piegarsi alla ‘vigliaccheria’ di chi compie attentati”. “In alcune società sportive, come il ‘San Pio V’ a Milano, – spiega il presidente del Csi – si abbracciano ragazzi di nazioni, religioni, etnie e culture diverse. Un contesto così mostra una grande testimonianza di come fare della diversità una ricchezza. Oggi è necessario accendere i riflettori su quel grande laboratorio di umanità che è lo spogliatoio, ‘luogo simbolo’ per scoprire l’altro. Quindi è necessario, dopo Bruxelles, valorizzare maggiormente la diversità nello sport”. “Lo sport – insiste Achini – adesso deve avere la responsabilità e la ‘genialità’ di inventarsi qualcosa di nuovo, ‘in contropiede’: ad esempio organizzare una grande manifestazione a livello mondiale con tutti i Paesi che vivono una situazione di conflitto. C’è bisogno di trovare una modalità per recuperare l’originalità di quello che era alle origini il messaggio olimpico, riattualizzandolo”. Per il numero uno del Csi “l’umanità di oggi, specie dopo gli eventi tragici ieri, non può rinunciare alla pace, da raggiungere anche attraverso lo sport”. Infine sul pericolo terrorismo e “porte chiuse” agli Europei di calcio, in programma dal 10 giugno al 10 luglio in Francia, Achini ritiene che “non è militarizzando un evento di tale portata che si risolverà il problema”. “La soluzione migliore – spiega – è di testimoniare che questi attentati non impediscano alla gente di vivere questo momento di svago e gioia e tutti gli altri appuntamenti previsti dal palinsesto sportivo (dal Giro delle Fiandre al Tour de France)”. “Pur comprendendo tutta la paura e il timore di questa fase – conclude – non va militarizzato tutto il vivere ordinario”.

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