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Giubileo: campagna microrealizzazioni Cei. Carloni (Caritas), “il profugo non è solo quello che arriva in Europa”

“Il valore aggiunto di questa campagna è quello di proporre e finanziare dei microprogetti circostanziati, da realizzare in tempi molto rapidi. Parliamo di orti comunitari, attrezzature per laboratori, atelier per corsi di taglio e cucito, allevamenti”. Tutte attività generatrici di reddito in Paesi dove esistono condizioni di sviluppo delle comunità locali. Francesco Carloni, responsabile Ufficio microprogetti di sviluppo per Caritas Italiana, spiega l’obiettivo della Campagna giubilare della Cei, “Il Diritto di Rimanere nella propria terra”. Gli organismi incaricati dell’iniziativa sono Caritas Italiana, Fondazione Missio e Focsiv.
“Cosa si nasconde dietro il diritto di rimanere nel Paese d’origine per le popolazioni africane o quelle del Medio Oriente?”, precisa Carloni, spiegando che non si vuole affatto negare il diritto a emigrare e a essere accolti con dignità: “Si celano una serie di altri diritti fondamentali, come l’istruzione, la salute, la proprietà o l’accesso alla terra e alla casa. Perché le popolazioni possano rimanere nel proprio Paese è necessario che siano garantite tutte queste esigenze, non certo secondarie”.
Nel lanciare questa iniziativa la Fondazione Missio, Focsiv e Caritas Italiana hanno raccolto l’invito della Cei e mobilitato la propria rete di cooperanti, volontari, missionari e fidei donum. La campagna prende le mosse dall’analisi del punto 7 del vademecum Cei per l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati.
“Si tratta di tanti piccoli progetti sparsi nel mondo che si realizzano nel giro di 4/5 mesi – dice Carloni – Di fatto non ci sono Paesi esclusi, ma si vuole coprire tutta l’Africa del Nord e Subsahariana e gran parte dei Paesi mediorientali. Non dimentichiamo che anche all’interno di queste regioni c’è un’emigrazione molto forte. Il fenomeno migratorio interno necessita del nostro aiuto. Il profugo non è solo quello che arriva in Europa: non c’è solo chi vediamo fisicamente approdare sulle nostre coste”. Le statistiche dicono, anzi, che la gran parte dei flussi migratori è diretta all’interno: dalla Siria alla Giordania e Libano; dalla Nigeria al Niger; dall’Eritrea all’Etiopia.
Alcuni di questi mille microprogetti giubilari consentiranno in effetti ad intere famiglie, o a piccole comunità, di non emigrare. Di rimanere magari nel villaggio d’origine dove si è investito per costruire un pozzo, una falegnameria o un allevamento di maiali.
“Li monitoriamo anche a distanza: raggiunta la cifra, che non deve superare i 5mila euro, si compra l’attrezzatura e si rendiconta tutto. La parte dell’allevamento è molto valida e ha due effetti immediati: soddisfare il bisogno di cibo, alleviando fame e povertà, e consentire lo sviluppo di attività che danno lavoro anche a distanza di anni”, dice ancora il responsabile Caritas.
In Rwanda, ad esempio, uno dei progetti sostenuti dalla Fondazione Missio prevede strutture per l’allevamento di maiali grazie alle quali mandare avanti un istituto per persone con handicap.
“I partner locali sono comunità di base, parrocchie e gruppi di donne. La progettazione deve essere condivisa con la controparte”. E questo è un altro valore aggiunto dell’iniziativa come tutte quelle di cooperazione ben fatte. Per contribuire con una donazione, si può versare un bonifico bancario a favore di Caritas Italiana tramite Banca Popolare Etica, Codice IBAN: IT29 U050 1803 2000 0000 0011 113, E Codice BIC/SWIFT: CCRTIT2T84A.

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