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Cardinale Sepe: “la misericordia di Dio sa usare perfino sofferenza e morte per darci vita”

“Possiamo sempre contare sull’amore del nostro Dio che è Padre ed è ricco di misericordia, nonostante la nostra debolezza e i nostri tradimenti”. È quanto ha affermato ieri l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe, in occasione della Domenica delle Palme. Nella sua omelia, l’arcivescovo di Napoli ha cercato di spiegare “il vero significato della Misericordia di Dio nei nostri confronti” ricorrendo “al comportamento di due personaggi descritti nel Vangelo: Pietro e Giuda, i quali sono spesso associati ad indicare due facce dello stesso tradimento”. “Ma nei due – ha aggiunto – c’è una differenza sostanziale: Giuda rimane chiuso nel suo peccato, va e si impicca. Pietro, che crede nel perdono e nell’amore di Gesù, gli rinnova per ben tre volte che gli “vuole bene”, e diviene colui che è chiamato a confermare i fratelli nella fede”. “Lo stesso insegnamento – ha proseguito il card. Sepe – ci viene se analizziamo l’atteggiamento di altri due personaggi descrittici dal Vangelo: i due ladroni. L’uno ha fiducia nella misericordia di Gesù e riceve il premio di andare in Paradiso; l’altro, non gli crede e si chiude nel suo egoismo, morendo nel suo peccato”. Secondo l’arcivescovo di Napoli solo facendo “un atto di fiducia in quell’uomo la cui vita ci ha colpiti e il cui dolore è l’atto di amore più grande di Dio nei nostri riguardi”, “mai la nostra vita sarà inutile e mai deve disperare del bene che può chiedere e che può fare”. “La misericordia di Dio – ha concluso – sa usare perfino la sofferenza e la morte per darci vita”.

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