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Territori: Bastioli (Terna), “rigenerazione è anzitutto culturale”. Sì a “regioni sostenibili”

Bioeconomia, bioraffinerie, zero rifiuto organico, green jobs: per la scienziata Catia Bastioli, presidente di Terna e amministratore delegato di Novamont, sono le parole chiave per la sostenibilità e la rigenerazione dei territori. Parlando al seminario “Laudato si’: quale cura della casa comune? Dalla realtà all’azione”, promosso oggi a Roma dall’Ufficio nazionale Cei per i problemi sociali e il lavoro, Bastioli ha spiegato che “la bioeconomia ha una grandissima potenzialità e può essere il punto di partenza per una profonda rigenerazione territoriale” attraverso filiere integrate, interconnesse e intercircolari, ma la rigenerazione “deve essere anzitutto culturale”. A questo fine sono necessari “progetti sul territorio per promuovere conoscenza e fiducia reciproca; esistono già diversi case-studies che possono essere messi a sistema”. Per la scienziata, occorre promuovere il concetto di “regioni sostenibili” collegato alle realtà dei territori, diversi l’uno dall’altro, recuperando terre abbandonate per produzioni sinergiche, riqualificando i suoli, reindustrializzando siti inquinati e deindustrializzati, ripensando filiere agricole non più sostenibili, stimolando progetti sistemici. Importante “un network di regioni sostenibili attraverso protocolli d’intesa a livello nazionale ed europeo”. Tra i progetti “vincenti”, lo sviluppo delle bioplastiche (sacchetti biodegradabili) sviluppato da Novamont e utilizzato come propulsore di nuove tecnologie integrate. Questi alcuni numeri: 4 impianti primi al mondo con un investimento industriale complessivo che supera i 500 milioni di euro. Un altro esempio è la coltivazione del cardo come modello di “aridocoltura” (coltura in aree caratterizzate da scarsità di acqua), opportunità interessante per il sud Italia. E ancora, la “chimica verde”, nella quale sono coinvolte otto regioni italiane.

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