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Egitto: mons. Mina (Guizeh), “omicidio Regeni usato per rovinare i rapporti tra Il Cairo e Roma”

“L’omicidio di Giulio Regeni è stato compiuto da ‘torturatori professionisti’ che forse puntavano anche a rovinare le relazioni dell’attuale governo egiziano e quello italiano”. Lo ha riferito oggi Anba Antonios Aziz Mina, vescovo copto cattolico di Guizeh, all’agenzia Fides, cercando di valutare dati e ipotesi emersi sul caso del giovane ricercatore italiano, il cui corpo senza vita è stato ritrovato il 3 febbraio scorso in un fosso lungo la strada tra Il Cairo e Alessandria, a pochi chilometri dalla sua sede episcopale. Proprio la procura di Guizeh è coinvolta nelle indagini sul caso ed il vescovo Antonios, insieme al padre francescano Mamdouh Chehab, è tra quelli che ha partecipato alla preghiera davanti al corpo del ragazzo ucciso, svoltasi presso l’ospedale italiano del Cairo, alla presenza dei familiari della vittima. Padre Chehab ha anche preso parte ai funerali di Regeni, celebrati in Italia. Per il vescovo copto cattolico “le torture a cui è stato sottoposto Regeni possono essere perpetrate solo avendo a disposizione camere di tortura e attrezzature particolari”. “Inoltre, dopo averlo ucciso, i torturatori – spiega a Fides Antonios – potevano far sparire il corpo, invece, hanno fatto in modo che la salma fosse ritrovata, guarda caso nello stesso giorno in cui era in visita in Egitto il Ministro italiano per lo sviluppo economico, Federica Guidi”. “Lo sforzo di salvaguardare le buone relazioni italo-egiziane – conclude Anba Antonios Aziz Mina – traspare anche da come i due Paesi stanno gestendo le indagini. Quello che mi dispiace è aver sentito qualcuno, anche in Italia, che di quel povero ragazzo dice: ‘se l’è andata a cercare’”.

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