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Diocesi: Padova, il giubileo del seminario minore è accogliere un detenuto

Un giubileo “particolare”. È quello del seminario minore di Padova, che dallo scorso novembre ha aperto le porte a Dione M’Baye, senegalese di 42 anni che si trova in regime di semilibertà nel carcere di Padova. A raccontare la storia è il settimanale diocesano La Difesa del Popolo. Dione ogni mattina, dal lunedì al mercoledì, lavora come manutentore pulendo la palestra, occupandosi degli ampi spazi esterni e di tanto altro. “In una comunità come il seminario minore – racconta il settimanale – c’è molto da fare e lui si rimbocca le maniche ogni giorno, dalle 8 alle 15. Sta anche imparando cose nuove, così da aumentare le sue competenze”. “Più di un anno fa – spiega don Nicola Andretta, educatore al seminario minore – don Marco Pozza, cappellano della casa di reclusione di Padova, ci ha chiesto se eravamo disponibili ad accogliere un detenuto. Ci abbiamo riflettuto, poi abbiamo ascoltato i genitori dei seminaristi, per capire la loro posizione, e alla fine la cosa si è concretizzata. E così, un sabato mattina, Dione è venuto a conoscere la nostra comunità. Da subito ho colto in lui il forte desiderio di vivere questa esperienza e di dare il massimo. Ma anche un altro aspetto: la sua attenzione verso l’altro”. “Quando don Marco mi ha presentato questa possibilità – racconta Dione -, mi ha detto: ‘Tu sei una persona sempre positiva, quindi il seminario minore può essere un buon posto per te’. E poi sono sempre stato attorniato da bambini! Sono cresciuto nella famiglia di mia sorella, che aveva già parecchi figli. Io mi trovo bene con i bambini. Anche perché ne ho tre: tutte femmine! Due vivono con la mamma in provincia di Brescia. Hanno 7 e 10 anni. Da quando mi trovo in regime di semilibertà riesco a parlare con loro ogni giorno e anche a vederle abbastanza spesso. La più grande, che di anni ne ha 17, abita in Senegal con mia sorella. Siamo in contatto via Skype”. Il lavoro al seminario minore e la semi-libertà, hanno molto cambiato la vita di Dione. “Quando ho cominciato a ottenere i permessi per uscire dal carcere, andavo alla casa di accoglienza Piccoli passi ogni due mesi. Poi sono riuscito ad andare ogni 45 giorni a Castelfranco, a casa di mia zia. Ora esco ogni giorno e questo mi dà più speranza. Appena sono fuori dal carcere chiamo le mie bambine, che stanno facendo colazione prima della scuola. Quando finisco il lavoro, le risento. E così di nuovo prima di rientrare in carcere, intorno alle 19. Provo a dare loro il massimo dell’affetto, visto che per molto tempo non mi hanno visto. Le sto riconquistando! Stare fuori mi permette anche di vedere il mondo. Di prendere le misure per reinserirmi al meglio”.

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