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Diocesi: mons. Brunetti (Alba), “vengo tra voi come apostolo della misericordia”

“Vengo tra voi come apostolo della misericordia, in questo anno di grazia giubilare invitando tutti a essere ‘Misericordiosi come il Padre’. Che Dio e la Vergine Maria mi proteggano e mi accompagnino sempre”. Con queste parole monsignor Marco Brunetti, neo vescovo di Alba, ha concluso il suo saluto al termine della celebrazione eucaristica nella quale ha ricevuto l’ordinazione episcopale e ha iniziato il suo ministero alla guida della diocesi cuneese. “L’anima mia magnifica il Signore. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”, ha affermato mons. Brunetti. “Prendo in prestito alla Vergine Maria, Regina degli Apostoli, le parole per esprimere il grazie sincero e profondo a Dio Padre che mi ha creato, al Figlio Gesù che mi ha redento e allo Spirito Santo che mi ha consacrato”. “Esprimo la mia gratitudine al Santo Padre Papa Francesco – ha proseguito – che mi ha scelto nonostante la mia pochezza per essere vescovo e successore degli Apostoli affidandomi questa bella Chiesa di Alba”. E poi i ringraziamenti “alla mia famiglia”, alle “comunità che mi hanno accompagnato nella mia vita”, “al mondo della salute, che per vent’anni ho frequentato e animato a livello diocesano e regionale, imparando da malati e sofferenti a essere vero missionario della misericordia”. Un “pensiero” mons. Brunetti lo ha rivolto anche “ai cari confratelli vescovi del Piemonte, che ringrazio per avermi accolto fra loro. Sono certo che collaboreremo per il bene delle Chiese che ci sono state affidate”. Il neo vescovo ha poi salutato l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, che ha presieduto la celebrazione, l’arcivescovo emerito di Torino, il card. Severino Poletto, l’amministratore apostolico di Alba, mons. Francesco Ravinale, e i suoi predecessori, mons. Sebastiano Dho e mons. Giacomo Lanzetti. Infine, il saluto al “popolo santo ed eletto di Dio che è in Alba”. Rivolgendosi ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, mons. Brunetti si è augurato di poter “santificare le persone che ci sono affidate, a cominciare dalle famiglie, dai giovani, dagli anziani e dai malati, a cui voglio donare il mio amore sincero e profondo di padre e pastore”.

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