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Tre anni con Papa Francesco: Brunelli (“Il Regno”), gli preme “aprire processi, ben sapendo di non poterli chiudere”

Gianfranco Brunelli, direttore del quindicinale "Il Regno"

“Il rapporto tra profezia e istituzione; il riordino simbolico della Chiesa e il suo fondamento teologico; l’effetto comunicativo e la sua possibile (allora avrei detto inevitabile) consunzione”. Sono le tre questioni che fin dall’inizio hanno caratterizzato il pontificato di Bergoglio ad avviso di Gianfranco Brunelli, direttore del quindicinale Il Regno, che ai tre anni di pontificato dedica l’editoriale del numero in uscita. “Inutile dire – osserva Brunelli – che le tre questioni sono ancora aperte. E forse lo saranno sempre. Ma a papa Francesco premeva e preme con urgenza aprire processi, ben sapendo di non poterli chiudere. Ci vuole una grande umiltà, frutto di una spiritualità profonda, radicale, che s’affida totalmente a Dio e non confida in nulla nelle proprie forze o capacità per poterlo fare”. Nella dialettica tra profezia e istituzione, annota, “Papa Francesco incarna simbolicamente e programmaticamente entrambe le dimensioni”, con “la convinzione che la profezia può salvare l’istituzione”. “La Chiesa per papa Francesco – analizza il direttore de ‘Il Regno’ – è molto di più di un’istituzione organica e gerarchica, essa è popolo di Dio, soggetto comune della fede e dell’evangelizzazione”. E l’ecclesiologia di Bergoglio, “in quanto ecclesiologia di comunione, individua il nesso preciso tra collegialità, sinodalità e primato, e, agendo sul rinnovamento del principio sinodale, riequilibra la relazione tra sinodalità e primato, tra Chiesa locale e Chiesa universale”. Infine, il rapporto senza mediazioni con i media, “sfida enorme, che certo produce anche una vistosa pars destruens nell’istituzione”. Ma Francesco “non è un Papa dell’istituzione, è un pastore”, e “riprendendo il tema del primato della pastorale riprende e attua lo stile del Vaticano II, che non aveva né semplicemente il carattere della dottrina dogmatica sempre valida, né quello della disposizione canonica, bensì quello di una direttiva pastorale”.

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