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Giubileo: D’Avenia (scrittore), “le vite dei santi” svelano la “misericordia di Dio”

“Le vite dei santi sono più che mai svelamento della misericordia di Dio, che per farsi capire dagli uomini usa l’alfabeto della carne di coloro che lo amano e rendono di nuovo presente – lo rappresentano – il chinarsi del padre sul figlio tornato a casa dopo essersi ridotto a pascolare i porci”. Ecco allora che “se vogliamo ‘sentire’ il tocco della misericordia nella nostra vita, dobbiamo tornare alle vite dei santi, più che mai in tempi di crisi che, come ebbe a dire uno di loro, sono tali per una ‘crisi di santi’, assenza di cristiani veri negli ambiti in cui la crisi è palese”. Lo scrive Alessandro D’Avenia, scrittore, nell’ultimo numero de “La Porta Aperta”, il supplemento mensile di “Avvenire” per il Giubileo, in uscita domani. “Uno dei segnali del disincarnarsi della fede – prosegue – è proprio la mancanza di conoscenza delle vite dei santi, che nella catechesi odierna potrebbero costituire una scorciatoia seducente, dal momento che le persone, soprattutto i giovani, faticano a trattenere concetti astratti e sono invece conquistati da immagini vivide”. D’Avenia riprende quindi alcuni “ritratti di santi” pennellati da padre Sicari in un recente libretto (Come muoiono i santi, 100 racconti di resurrezione, edizioni Ares): da Tommaso Moro al beato Franz Jägerstätter, a santa Gianna Beretta Molla”. Quest’ultima “si rese conto che la misericordia di Dio verso la figlia, che portava in grembo e che avrebbe causato la sua morte per un fibroma che le cresceva accanto all’utero se avesse portato a termine la gravidanza, era lei stessa. Così decise di darla alla luce, perché aveva capito che Dio non poteva fare nulla per quella creatura se lei, la madre, l’avesse rifiutata. Quest’atto di misericordia le costò la vita, ma la salvò alla figlia”.

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