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Utero in affitto: “Luce e Vita” (Molfetta), “nascere per locazione significa partire da un buio immotivato”

“Come padre sento questa tremenda responsabilità di consegnare un passato sicuro, chiaro e trasparente, dove le parole figlio, padre e madre non assumono il significato principalmente da un gioco sociale e culturale o da congiunture politiche, che non possono produrre mutazioni antropologiche”, lo si legge in un editoriale di “Luce e Vita”, settimanale della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, a firma di Lazzaro Gigante. “E nascere per locazione – spiega Gigante -, subendo subito un interessato e profondissimo trasloco, significa raccontare la propria esistenza partendo da un buio immotivato”. Come giudice minorile, Gigante fa tre considerazioni, partendo dall’unica constatazione che “con la genitorialità surrogata non si tratta di bambini nati abbandonati per povertà materiale o morale, ma volutamente ‘orfanizzati’, con un progetto premeditato di manipolazione e rottura della naturale filiazione”. La prima è per i bambini abbandonati “che nessuno vuole, sono proprio sfortunati, perché non riescono a intercettare le declamate storie d’amore che si propagandano tramite le reti massmediali e lobbies”. La seconda ricorda una donna in tribunale, “molto anziana, nonna di numerosissimi pronipoti. Aveva vissuto una vita felice, ma era stata abbandonata alla nascita. Quasi alla vigilia della sua morte, chiese di conoscere le sue origini. Pure i figli che l’accompagnavano, piangendo con lei, volevano avere notizie della propria nonna”. Infine, conclude Lazzaro Gigante, “in Parlamento stiamo assistendo al corposo movimento modernista che vuole consentire la nascita tramite l’utero in affitto. Ma contemporaneamente vuole abolire l’attuale diritto della partoriente a non essere nominata. Siamo in piena schizofrenia?”.

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