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Riforma costituzionale: De Siervo, “produrrebbe gravi danni alle nostre istituzioni democratiche”

“No” ad una riforma costituzionale che “produrrebbe nuovi gravi danni alle nostre istituzioni democratiche”. A pronunciarlo è Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte costituzionale, nel suo intervento al seminario di studio “I chiaroscuri della riforma costituzionale. Valutazioni a confronto”, promosso oggi a Roma dall’Istituto Vittorio Bachelet dell’Azione Cattolica italiana. Pur riconoscendo l’opportunità di “alcuni aggiornamenti delle disposizioni organizzative della nostra Costituzione democratica”, per De Siervo occorre “assolutamente evitare di introdurre norme e istituzioni inadeguate, inefficaci o indegne di una piena e moderna democrazia”. Alcune parti “importanti” della riforma costituzionale “appaiono tali da non risolvere i problemi esistenti, ma da produrre conflitti gravi fra le istituzioni ed i vari protagonisti politici”. Tra queste De Siervo cita la “riscrittura delle norme in tema di autonomie regionali e locali”. “Se l’attuale Titolo V della Costituzione appare in tante parti errato, carente e troppo squilibrato verso un modello di pseudofederalismo”, lo si vuole sostituire “con un nuovo confuso ed impreciso accentramento statale”. “Paradossale” che “questo forte riaccentramento” non riguardi tutte le Regioni “perché ne sarebbero esenti le cinque ad autonomia particolare”. “Il nuovo Senato – prosegue – non solo appare formato in modo assai incerto, ma appare privo di funzioni legislative”, mentre “la confusa definizione dei diversi poteri legislativi” del Senato stesso “produce un’irragionevole moltiplicazione dei procedimenti legislativi del Parlamento”. Riserve anche sull’elezione di due giudici della Corte costituzionale da parte di Palazzo Madama e sulla modalità di elezione del presidente della Repubblica. “L’impressione – conclude – è che si stia tornando ad un sistema sgangherato di fortissimo accentramento”.

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