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Migranti: mons. Perego (Migrantes), “non si può rifiutare di ospitare 4, 5 o 6 persone”

“Lunedì scorso tutti speravamo che le risorse messe a disposizione dall’Europa non fossero ancora una volta per alzare le frontiere e per delocalizzare e fermare le persone. Riteniamo che quei 6 miliardi fossero importanti per accompagnare le persone in una situazione di sicurezza e di protezione internazionale a cui hanno diritto, secondo la convenzione di Ginevra”. Lo ha affermato oggi pomeriggio monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, intervenendo nella trasmissione “Siamo noi” in onda su Tv2000. Rispondendo alle domande dei conduttori Gabriella Facondo e Massimiliano Niccoli, mons. Perego ha ribadito che, di fronte alla situazione che coinvolge diversi Paesi europei, “le soluzioni possibili sono diverse e sono state dette più volte. Una prima soluzione è creare un canale sicuro per attraversare le frontiere e arrivare, secondo il programma di ricollocazione per 160mila persone, nei diversi Paesi europei”. Inoltre, “di fronte a tratte che si moltiplicano e diventano uno dei business più importanti delle mafie, bisognerebbe realizzare ancora una volta quell’operazione in tono europeo e diverso che è stata ‘Mare nostrum’, cioè non solo salvare in mare ma accompagnare attraverso il mare le persone che oggi sono ferme in alcune realtà. Su questo vorremmo vedere gesti e azioni politiche congiunte da parte dei Paesi europei”.
Per il direttore Migrantes, le parole carità, solidarietà e fratellanza “sono uscite dal vocabolario della politica, ma non dalla società civile. I gesti e le azioni che si stanno ripetendo anche in Grecia e nei diversi Paesi europei, la grande risorsa del volontario, delle famiglie e delle realtà civili ed ecclesiali, credo, che siano il segno vero di radici che forse occorre recuperare in politica”. Mons. Perego ha inoltre sottolineato come, nonostante “un’opinione pubblica viziata da una gigantografia della paura”, “sono triplicate in 6 mesi le accoglienza nelle nostre comunità passando da 1.000 a 4.000. Che si aggiungono alle 16mila della rete ecclesiale, del volontariato, del mondo associativo, degli istituti religiosi”. “La Chiesa è la più grande realtà di accoglienza in Italia con 20mila persone su 100mila”, ha affermato mons. Perego, per il quale “questa accoglienza deve essere diffusa, con 8-10 persone per Comune. Non si può rifiutare, come sta accadendo, di ospitare 4, 5 o 6 persone”.

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