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Esercizi spirituali Curia romana: p. Ronchi, “Maria ricorda che la fede o è gioiosa fiducia o non è”

Padre Ermes Ronchi predica gli Esercizi spirituali a Papa Francesco e alla Curia romana

“Maria ricorda che la fede o è gioiosa fiducia o non è”; “Maria entra in scena come una profezia di felicità per la nostra vita, come una benedizione di speranza, consolante, che scende sul nostro male di vivere, sulle solitudini patite, sulle tenerezze negate, sulla violenza che c’insidia ma che non vincerà, perché la bellezza è più forte del drago della violenza, assicura l’Apocalisse”. E il “Rallegrati Maria” pronunciato dall’angelo nell’Annunciazione “dice che c’è una felicità nel credere, un ‘piacere’ di credere”. Così padre Ermes Ronchi, nell’ultima meditazione degli esercizi spirituali predicati a papa Francesco e alla Curia romana, questa mattina ad Ariccia, è partito dal brano evangelico dell’Annunciazione, evento “colossale” avvenuto “un giorno qualunque, in un luogo qualunque”, con “una giovane donna qualunque”, consegnato “nella normalità di una casa”. Questo primo annuncio “accade nel quotidiano, senza testimoni, lontano dalle luci e le emozioni del tempio”.
E la donna di Nazareth, ha aggiunto padre Ronchi, “come donna di casa, ci lancia una sfida enorme: passare da una spiritualità che si fonda sulla logica dello straordinario ad una mistica del quotidiano”. Maria poi, ha osservato il predicatore, “entra in scena come una donna che crede nell’amore”. “L’Angelo – si legge nel Vangelo – fu mandato a una vergine, promessa sposa di un uomo chiamato Giuseppe”. Secondo l’evangelista Luca l’annunciazione è fatta a Maria, secondo Matteo invece a Giuseppe. “Ma se sovrapponiamo i due Vangeli vediamo con gioia che l’annuncio è fatto alla coppia, allo sposo e alla sposa insieme, al giusto e alla vergine innamorati”. “Dio è all’opera nelle nostre relazioni, parla dentro le famiglie, dentro le nostre case, nel dialogo, nel dramma, nella crisi, nei dubbi, negli slanci”, “non ruba spazio alla famiglia, non invade, non ferisce, non sottrae, cerca un sì plurale, che diventa creativo perché è la somma di due cuori, la somma di molti sogni e moltissimo lavoro paziente”.
Infine, Maria chiede a Dio come potrà accadere ciò che le è stato prospettato. “Avere perplessità, porre domande è un modo per stare davanti al Signore con tutta la dignità umana”, ha riconosciuto padre Ronchi. “Da nessuna parte è detto che la fede granitica sia meglio della fede piccola intrecciata a domande. Basta che sia autentica”. “Quello che mi dà speranza – ha concluso – è vedere come nel popolo di Dio continuano a crescere le domande, nessuno si accontenta più di risposte… di parole già sentite, di risposte da prontuario, vogliono capire, andare più a fondo, vogliono fare propria la fede. Un tempo quando tutti tacevano davanti al sacerdote era un tempo di maggior fede? Credo sia vero il contrario e se questo è più faticoso per noi, è anche un alleluia, un finalmente”.

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