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Usura: p. Occhetta (La Civiltà Cattolica), il privato che denuncia resta “abbandonato a se stesso”

“Mentre la legge protegge e incentiva gli imprenditori sotto usura a denunciare gli usurai – in quanto la denuncia è uno dei requisiti fondamentali richiesti dalla normativa per accedere alle risorse pubbliche -, per chi non è imprenditore, dopo la denuncia non è prevista alcuna forma di solidarietà e sostegno economico: questi resta abbandonato a se stesso”. Lo rileva padre Francesco Occhetta, autore sul numero in uscita de “La Civiltà Cattolica”, di un “focus” sul “dramma dell’usura”. Dopo la riforma del diritto societario, riconosce il gesuita, “il fenomeno, per quanto riguarda le imprese di medie e grandi dimensioni, si sta riducendo”, grazie anche a “strumenti alternativi” come “la ristrutturazione dei debiti”, il “concordato preventivo” o anche “il concordato successivo al fallimento, e il fallimento stesso”.
Ma “fuori dall’impresa commerciale di un certo peso – annota -, l’usura, specie se praticata da privati, rimane un fenomeno molto consistente”, che “va di pari passo, il più delle volte, con condizioni sociali – ma anche e soprattutto umane – di povertà e degrado”. E il Fondo antiusura previsto dalla legge 108/1996 “aiuta con risorse pubbliche solo gli imprenditori commerciali ed esclude i soggetti non economici. Insomma, per le persone fisiche non ci sono fondi: le famiglie, i dipendenti, i disoccupati e i pensionati, cioè le persone fisiche che non sono operatori commerciali, strette nella morsa dell’usura, non possono accedere ai finanziamenti previsti dal Fondo”. “E i piccoli artigiani, il cui conto corrente si confonde con quello familiare?”, s’interroga l’autore, lamentando come la legge, “nata per contrastare l’usura e l’estorsione”, sia “priva dei fondamenti di solidarietà, giustizia e uguaglianza, se continua a escludere le persone fisiche e le famiglie”.

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