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Usura: p. Occhetta (La Civiltà Cattolica), “decine di migliaia le vite rovinate”

“L’usura, che non deve essere confusa con il prestito a interesse che anche la Chiesa approva, non è solo un fatto criminale, ma anche un fenomeno sociale davanti al quale è indispensabile agire anche con forme di tutela psicologica e assistenziale, che consentano di chiarire alla società e al soggetto usurato stesso il fenomeno nei suoi dettagli, per poterne uscire”. Lo scrive padre Francesco Occhetta sul numero in uscita de “La Civiltà Cattolica”, proponendo un “focus” sul “dramma dell’usura”, “ferita che sanguina senza rimarginarsi”. “Sono decine di migliaia le vite rovinate dalla logica perversa dell’usura”, sottolinea p. Occhetta, proponendo alcune “storie quotidiane nascoste” tratte dal volume “Usura, paura e misericordia. Storie di chi combatte e non si lascia abbattere” di Michela Di Trani. C’è Rodolfo, piccolo imprenditore che “in piena crisi economica – siamo nel 2008 – non si è sentito di licenziare i suoi 12 dipendenti”; Paolo, che “nella rete dell’usura lo ha portato il vizio del gioco”; Michele, che “aveva un pub a gestione familiare” e quando decise di ampliarlo la banca gli promise un prestito, che però poi – a lavori iniziati – non concesse; Giovanni, ridotto in povertà mentre i suoi aguzzini presto godranno della prescrizione.
“Il gioco d’azzardo, la necessità di prestiti a usura e la crisi sociale – osserva p. Occhetta – s’intrecciano come lati dello stesso prisma. Rappresentano il sintomo e la conseguenza di una cultura malata che si affida alla sorte, la voglia di arricchirsi senza fare sacrifici, o semplicemente l’illusione di trovare una scorciatoia. Perché le conseguenze del gioco d’azzardo non sono esclusivamente una responsabilità personale: a livello sociale sono simili a una piaga, che la politica è chiamata a medicare e guarire. Anzitutto, la regolamentazione della pubblicità dell’azzardo, il potenziamento dei controlli, la trasparenza dei politici in relazione alle lobby. Sono troppe le persone povere intrappolate nelle catene della dipendenza e nel giro dell’usura”. E le conseguenze del ricorso al credito usuraio “sono sempre drammatiche. Nel 23% dei casi il ricorso agli usurai conduce al fallimento o alla chiusura o cessione a terzi dell’impresa e dell’esercizio commerciale. Ma il risvolto più terribile è il ricorso al suicidio come soluzione quando ci si trova sull’orlo del baratro, spinti da una sudditanza psicologica e dal senso di colpa; in questi ultimi 20 anni, a causa dell’usura si sono suicidate una media di circa 140 persone l’anno”.

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