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Sacramento della riconciliazione: p. Rizzo (penitenzieri vaticani), “per penitenza più opere che preghiere”

“Rispetto al passato, preferiamo dare per penitenza più opere che preghiere. Come andare a trovare un ammalato, bussare alla porta, fare la spesa a un anziano, pagare una bolletta a chi mancano i soldi, accompagnare in chiesa una persona invalida. Questi sono segni di carità che il penitente dovrebbe compiere ogni giorno”. Il francescano conventuale Rocco Rizzo, rettore del Collegio dei penitenzieri vaticani, parla così a “L’Osservatore Romano” del sacramento della Riconciliazione nell’Anno giubilare della misericordia, tracciando anche un primo bilancio sul ritorno dei fedeli al confessionale. Da dicembre a febbraio p. Rizzo ha confessato circa duemila persone, con una “media nei giorni feriali” di “venti-trenta al giorno”, che aumenta la domenica.

“In previsione dell’Anno santo – spiega – abbiamo aumentato il numero dei penitenzieri. Ai quattordici stabili che formano il collegio in Vaticano, se ne sono aggiunti una trentina a disposizione. Sono frati minori conventuali che vengono da tutto il mondo. Stanno qui per un periodo di almeno cinque-sei mesi, alcuni anche tutto l’anno”. “Noi – prosegue, illustrando ciò che fanno i penitenzieri vaticani – accogliamo il penitente e lo ascoltiamo, aiutandolo a fare una buona confessione, perché ci sono delle confessioni ‘pesanti’. Alcuni vengono da noi dopo trenta o quaranta anni che non si confessano. È una caratteristica che abbiamo notato in questi ultimi tempi. Mi sono capitate tante persone che hanno ascoltato le parole del Papa e si sono ricordate che trenta o quarant’anni fa avevano commesso qualcosa di grave e hanno avvertito il bisogno di riconciliarsi con il Signore. In particolare, mi sono capitate delle donne che avevano compiuto un aborto e si portano dietro una ferita aperta che non si rimargina mai. Anche se hanno già confessato il peccato, vogliono riconfessarlo”.

I penitenzieri vaticani hanno ottenuto, per questo anno santo, “le stesse concessioni dei missionari della misericordia”. E, circa il rapporto che i penitenti hanno con la misericordia, p. Rizzo spiega che “la gente è vicina al tema della misericordia, però poi non traduce in opere quello in cui crede. Molte volte le persone non vogliono chiedere il perdono a qualcuno a cui hanno fatto del male. Mi riferisco in particolare a coniugi separati o divorziati. Fanno fatica a perdonarsi l’uno con l’altra. Rimane sempre qualcosa. Si dicono disponibili a farlo, ma non riescono a dimenticare le offese”.

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