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Diocesi: mons. Carboni (Ales-Terralba), “mi piacerebbe che mi chiamassero padre”

Vescovo di Ales-Terralba

Entrando in diocesi “lo faccio in punta di piedi, disposto ad ascoltare e capire, a ricevere il bene che già porta i suoi frutti e quello che è stato seminato in questi anni da altri prima di me e dovrà essere accompagnato nella crescita. Quello che potrò dare, con l’aiuto di Dio, sarà prima di tutto me stesso e poi, come insiste papa Francesco, sono chiamato ad annunciare il Vangelo e pregare per il mio popolo”. Così il vescovo eletto di Ales-Terralba, padre Roberto Carboni, si presenta alla diocesi in un’intervista pubblicata da “L’Unione Sarda” e ripresa dal quindicinale diocesano “Nuovo cammino”. Il vescovo vorrebbe essere chiamato “padre”. “Sì, mi piacerebbe che mi chiamassero padre. Non ho nulla – afferma – contro i titoli ecclesiastici, ma forse si potrebbero semplificare”. Viceversa, “la parola ‘Padre’ porta molte risonanze”: richiama “la paternità di Dio, a cui ogni paternità deve guardare”; poi parla “di relazione, di attenzione verso qualcuno”. “Riguardo al mio stile di essere ‘padre’ – aggiunge – , vorrei risvegliare alla vita della fede chi è in ricerca. Chi ha lasciato, chi è lontano, chi si sente dimenticato o allontanato dalla Chiesa. Vorrei poi essere un uomo di relazione: che nessuno, anche se non la pensiamo allo stesso modo, si senta escluso, ma piuttosto accolto nel rispetto delle differenze”. Nell’intervista, il vescovo eletto parla anche della sua esperienza come missionario a Cuba, ricordando che “molti cubani e cubane sono stati per me un grande e concreto esempio di vita cristiana, di amore e fedeltà alla Chiesa in tempi in cui essere cristiani era un pericolo e richiedeva notevole coraggio”. Infine, un pensiero alla mancanza di lavoro, problema che massimamente affligge il territorio diocesano. “Prendendo in mano con maggior consapevolezza tutte le problematiche, cercherò di mantenere quell’attenzione soprattutto alla gente che soffre pe la mancanza di lavoro, che ha caratterizzato monsignor Dettori (il suo predecessore, ndr). La Chiesa è nella società spesso come una che deve dar voce a coloro che non hanno voce. Deve far crescere l’uomo in umanità certo, e questo significa sia la dimensione spirituale ma anche la dimensione umana, di cui il lavoro e la dignità fanno parte integrante e importante”.

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