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Chiese dismesse: Marano (Ogl), l’uso sia “compatibile” e “non indecoroso”

Anche in Italia si comincia a riflettere sull’utilizzo degli edifici di culto e delle loro pertinenze per fini diversi da quelli per cui furono edificati, quando vengono dismessi dall’ente ecclesiastico e magari affittati o venduti, oppure semplicemente quando rimangono di proprietà di diocesi e parrocchie ma sono dati in comodato d’uso a terzi. La questione, in Italia, inizia ad affacciarsi in questi anni, ma in numerosi Paesi, specie del Nord Europa, sono noti i casi di chiese vendute e tramutate in biblioteche, mostre, sedi di società commerciali, location per sfilate di moda se non addirittura locali notturni, pub ecc. Di questo argomento si è trattato questa mattina a Salerno, al convegno degli economi delle diocesi italiane, con la relazione presentata da Venerando Marano, coordinatore dell’Osservatorio giuridico-legislativo (Ogl) della Cei, che ha parlato sul tema “Gli edifici di culto. Regime proprietario e atti di disposizione”. La questione – ha spiegato il relatore – si lega a una peculiarità civilistica, quella prevista dall’art. 831 del Codice civile che riguarda il “vincolo di destinazione”. In pratica, ha detto Marano, “tali edifici possono essere alienati e acquistati senza che ciò possa in alcun modo incidere sul loro vincolo di destinazione” che è legato al culto per cui furono realizzati. Questo vincolo permane anche in caso di alienazione, sequestro o pignoramento, “limitando le facoltà di godimento del proprietario”. I problemi si pongono – come ha illustrato il relatore – ad esempio nei casi di mostre o concerti organizzati dai gestori o affittuari di queste chiese dismesse, perché i vincoli riguardano da un lato il “carattere sacro” della musica o della mostra eventualmente proposta, e dall’altro un eventuale altro vincolo sulla natura “non lucrativa” della manifestazione organizzata. Marano ha citato, al riguardo, il caso particolare del “ticket” di ingresso alle chiese, sul quale ha espresso delle riserve, “salvo ipotesi eccezionali e puntualmente circoscritte da valutare caso per caso”. Per le “chiese dismesse”, inoltre, si pone la questione di eventuali “usi indecorosi” da parte dei subentranti. Anche in questo caso, il relatore ha sottolineato l’importanza che si stabilisca a livello contrattuale che l’uso successivo sia “compatibile” e “non indecoroso”. A tale riguardo, ottimale sarebbe che tali chiese e pertinenze fossero utilizzate da associazioni o fondazioni con finalità vicine a quelle ecclesiali o comunque del sociale allargato.

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