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Beni ecclesiastici: mons. Ghizzoni (Ravenna-Cervia), attenzione a “truffatori o sedicenti procuratori d’affari”

Vescovi e parroci devono essere molto attenti quando si dedicano all’amministrazione dei beni perché attorno alla chiesa si aggirano “truffatori o sedicenti procuratori d’affari, investitori, esperti e consulenti tecnici, che sanno manipolare facilmente soprattutto i preti più anziani, con danni seri al patrimonio di parrocchie e altri enti”. È l’allarme lanciato questa mattina a Salerno, al convegno degli economi e amministratori di diocesi e parrocchie, dall’arcivescovo di Ravenna-Cervia, mons. Lorenzo Ghizzoni, che ha svolto una relazione su “amministrazione dei beni e ministero presbiterale”. Dopo aver notato “la diminuzione del numero dei presbiteri attivi e l’invecchiamento progressivo del clero”, il vescovo ha parlato anche di una certa “carenza di motivazioni dei preti giovani ad assumere impegni che non sono sentiti compatibili con il primato da dare all’evangelizzazione e alla formazione delle persone”. Se a questo si aggiunge “una certa impreparazione dei nostri preti verso le attività amministrative”, ecco l’allarme sulla presenza di “truffatori”, appunto, che come avvoltoi si aggirano in cerca di prede. Ghizzoni ha fatto appello alla responsabilità di vescovi e parroci che non solo debbono amministrare con competenza e trasparenza, ma che sono chiamati in coscienza a rendere conto ai fedeli che hanno donato alla Chiesa i loro beni, “perché si sono fidati del nostro ruolo e ministero”. “Però – ha aggiunto – questo non significa che i presbiteri si debbano trasformare in manager, non possono diventarlo né lo devono, ma nemmeno debbono abbandonare di fatto l’ambito economico, lasciando fare tutto ad altri”. Tra le “ricette” che ha proposto: un maggiore coinvolgimento dei laici, specie di quelli specificamente preparati in materia, coinvolgendoli negli organismi amministrativi diocesani e parrocchiali. Ha anche ipotizzato che le parrocchie più piccole, oltre a collaborare con le “unità pastorali”, lo facciano anche sul piano amministrativo. Questo senza confondere i beni, che restano in carico a ciascuna parrocchia, ma unificando il servizio amministrativo con un segretario o economo in comune.

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