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Terrorismo: Massolo (Dis), “la sfida è il finanziamento”

“Il finanziamento del terrorismo, che deriva molto dalle attività sviluppate sul territorio come contrabbando e traffici vari, rappresenta la sfida fondamentale che devono affrontare le comunità internazionali in questo momento. Ogni azione portata avanti da un gruppo terroristico ha un fabbisogno finanziario e qui la collaborazione internazionale è fondamentale”. Lo ha ribadito Giampiero Massolo, direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), intervenendo ieri sera alla conferenza “Intelligence e sistema Paese” promossa dalla Sioi (Società italiana per l’organizzazione internazionale) in occasione  della presentazione dei master in “Sicurezza economica, geopolitica e intelligence” e “Protezione strategica del sistema Paese – Le infrastrutture critiche”. Oggi, ha detto il diplomatico italiano, “le intelligence europee, e non solo, si vanno scambiando dati con grande intensità” ma  “si potrebbe fare un passo avanti migliorando il reciproco accesso nelle reciproche banche dati e attuando un ricorso coordinato a quelli che sono gli strumenti europei e in modo particolare al sistema informatico della zona Schengen (Sis)”. Secondo Massolo “quello in cui sarà molto difficile progredire è il data collecting in quanto ognuno cerca per conto suo, tutela le proprie fonti. Non tutti questi dati sono adatti ad essere scambiati, alcuni sono così intrinsecamente collegati con l’esercizio delle sovranità nazionali che non si possono condividere. La maggioranza viene comunque messa in comune contro il terrorismo. Lo svantaggio – ha ammesso il direttore del Dis – è che in Europa non tutti hanno lo stesso livello di intelligence”.

Allargando lo sguardo al tema della sicurezza, Massolo  ha spiegato che questa “è una joint venture tra chi è incaricato di assicurarla e chi ne può fruire”. Nei confronti dell’intelligence “si riscontra un interesse diverso, è avvenuta una normalizzazione. Non pretendiamo di essere l’unica fonte di informazioni sulla base delle quali i governi prendono le loro decisioni, ma il fatto di poter disporre di una combinazione unica tra notizie da fonti riservate e fonti aperte, notizie trovate e notizie disponibili ha una certa valenza per il decisore politico”. Quest’ultimo chiede all’intelligence “tre azioni fondamentali: la contestualizzazione di situazioni complesse, di dargli la ‘dritta giusta al momento giusto’ e di cambiare la situazione sul terreno”. A tale riguardo Massolo ha portato l’esempio della diga di Mosul, la cui ristrutturazione è stata affidata a una azienda italiana. “Si tratta prima di tutto un intervento di tipo ingegneristico e architettonico, versa in precarie condizioni e va ricostruita. Peccato che si trova a 4 km dal fronte iracheno dell’Isis; qualche rischio si correrebbe a lasciare i nostri tecnici da soli. Bisogna pertanto mettere in sicurezza anche le persone che vi lavoreranno”. “L’essenza del ruolo dell’intelligence nell’ambito della tutela del Paese – ha concluso Massolo – consiste quindi nel trovare una sintesi fra quello che è l’esigenza di tutela dell’interesse del privato e l’esigenza di tutela dell’interesse collettivo, tra la sicurezza e la garanzia, tra la sicurezza e la privacy; una non esclude l’altra”.

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