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Comunità di S. Egidio: mons. Zuppi (Bologna), “una famiglia con orizzonti grandi e attenzione concreta per ognuno”

“Sant’Egidio è sempre una piccola – grande famiglia, con orizzonti grandi allo stesso tempo con un’attenzione così personale e concreta per ognuno. Solo un orizzonte largo ci fa capire chi siamo, permette di non invecchiare e ci aiuta a vedere quello che abbiamo e rappresentiamo al di là di noi. In un orizzonte piccolo facilmente ci possiamo credere sazi, addirittura giusti! Quando apriamo il cuore al Vangelo e al mondo non possiamo certo essere compiaciuti e sentiamo invece l’inquietudine e l‘urgenza di crescere, di metterci di nuovo in cammino”. Lo ha sottolineato, stasera, monsignor Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, alla Messa, celebrata nella basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, per i 48 anni della Comunità di Sant’Egidio. Ricordando gli inizi, il presule ha evidenziato che “non è cambiata” l'”ambizione per non restare spettatori, raffinati o meno, ma per rendere migliore il mondo. Abbiamo per certi versi una sempre maggiore responsabilità di farlo anche per i tanti segni dell’efficacia del Vangelo, come abbiamo ascoltato, capace di scacciare gli spirito impuri, come quelli della solitudine, dell’odio, dell’abbandono, dell’indifferenza, della malattia come l’aids, della guerra e della violenza”.

“Sentiamo sempre di più la necessità di farlo – ha ammesso l’arcivescovo – per non sciupare le tante possibilità, per essere felici e trovare la missione di ognuno su questa terra. Sogniamo ma lavoriamo perché non vogliamo una vita abituata a parole vuote, piacevoli ma povere di vita. Vogliamo che tanti incontrino un Vangelo vicino e fraterno, profondo e popolare, possibile a tutti ed esigente, spirituale e concreto, dell’ortodossia e dell’ortoprassi, interiore e comunitario, dove si confonde chi aiuta e chi è aiutato, dove sogniamo e lavoriamo perché la guerra sia bandita dagli uomini, dove si svuotino gli arsenali e si vinca l’infamia della pena di morte, perché i nostri paesi non si svuotino di anima e si riducano ad un mercato; perché il mondo trovi la via dell’unità e il dialogo sconfigga il pregiudizio”. E, ha aggiunto, “penso che la sfida della pace sia davanti a tutti noi e dobbiamo vincerla, con la rete dei rapporti, con la sapienza degli incontri e con l’insistenza della preghiera”.

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