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Comunità di S. Egidio: mons. Zuppi (Bologna), “nei rapporti quotidiani e personali iniettiamo dosi di misericordia”

“Uno dei segreti della comunità è l’essere a due a due. È la fraternità, il gusto, direi il culto dell’amicizia, che qualche volta può rendere vulnerabili, ma è il dono della comunione”. Lo ha detto stasera monsignor Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, nella Messa, a Roma, nella basilica di San Giovanni in Laterano, per il 48° anniversario della Comunità di Sant’Egidio. “La comunità è madre di misericordia perché si è sottratta al facile schierarsi ideologico, alla sterili contrapposizioni, ai giochi di posizioni che hanno dissipato tante energie. I poveri ci hanno preservato da questo. La comunità non ha giudicato, analizzato, catalogato il prossimo, ma lo ha amato cercando di guardarlo sempre con tanta misericordia”, ha aggiunto, spiegano che “non c’è un programma, perché l’unico programma è quello dell’amore mandato al povero, al fratello più piccolo, all’uomo mezzo morto. Tutto dipende dallo sguardo. Se guardiamo dall’alto gli altri sono considerati poco interessanti oppure cercheremo negli altri solo quello che ci riguarda o pensiamo ci serva. Lo sguardo che ci è chiesto non è indagativo, sospettoso, alla ricerca di difetti o limiti, per cui siamo più preoccupati di noi che degli altri. Gesù chiede di non essere se stessi, di non prendere altro che quello che serve per il viaggio”. Riprendendo le parole di Madelein Delbrel, monsignor Zuppi ha avvertito che “non possiamo accontentarci di una misericordia al ribasso”. “Nei rapporti quotidiani e personali, ovunque, anche dove appare inutile, con la leggerezza della bontà e dell’umiltà, iniettiamo dosi di misericordia – è stato l’invito -. Tutti possiamo lavorare per donare la misericordia, perché solo questa trasforma il mondo e rende pieno il cuore perché supera la misura della giustizia”.

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