Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Diocesi: Mons. Zuppi (Bologna) all’Ac, parrocchia sia “riferimento” ma guardare anche agli “ambienti di vita”

“Dovremmo interrogarci di più sugli ambienti di vita”: la scuola, l’università, i luoghi di lavoro. L’esortazione è giunta ieri all’assemblea diocesana dell’Azione cattolica dall’arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Maria Zuppi. Certo, ha sottolineato il presule, “la parrocchia deve restare il riferimento per l’Ac”, ma bisogna interrogarsi sul “rapporto tra parrocchia e territorio” e sul significato che ha oggi la parrocchia, perché “se la pensiamo come cinquant’anni fa non capiamo la realtà umana di quella folla stanca e affaticata, come pecore senza pastore”. E, per intercettare questa “folla”, non ci si può chiudere nelle sacrestie. Ecco allora gli interrogativi: “A scuola esiste l’Ac? O quando uno entra a scuola si scolora e perde i colori della parrocchia?”. E in università?”. L’invito è ad “aiutare i ragazzi a essere di Ac in parrocchia”, ma anche “a essere in uscita in quel mondo che è la scuola”. Come pure “in università, dove abbiamo 80mila giovani”. Poi gli ambienti di lavoro, luoghi nei quali “tantissima gente passa la maggior parte del tempo, dove si è più vulnerabili”. “Il collega più sensibile è quello con cui parlo”, e così – ha aggiunto l’arcivescovo – l’appartenenza all’associazione si manifesta anche nell’accoglienza del collega di lavoro, offrendo la propria amicizia. “La gente è tanto sola, l’amicizia vera è un bene prezioso e non tanto comune”. Con “sapienza umana” si possono “aiutare tanti in crisi e tanti smarriti: ma lo dobbiamo fare, dobbiamo starci, dobbiamo essere raggiungibili – ha sottolineato Zuppi – e dire qualche cosa. Dobbiamo attrarre”. Invece, “se siamo come tutti, o dei palombari che passano nel mondo ermeticamente chiusi per non farsi contaminare”, allora “non usciamo, non arriviamo al cuore delle persone”.

© Riproduzione Riservata
Territori