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Profughi: Tusk (Consiglio europeo) nei Paesi della “rotta balcanica” per una risposta comune alla crisi umanitaria

Migranti in attesa di registrazione all'hotspot di Lesbo (foto SIR/Commissione europea)

(Bruxelles) – In cerca di un “consenso europeo” e per “risolvere la crisi” dei migranti, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, si recherà la settimana prossima in cinque Paesi della “rotta balcanica”. Dal 1° al 3 marzo – rende noto il Consiglio europeo dalla sede del palazzo Justus Lipsius di Bruxelles – Tusk visiterà Austria, Slovenia, Croazia, Macedonia e Grecia, “anche in preparazione del vertice con la Turchia il 7 marzo e per il summit europeo del 17-18 dello stesso mese”. In programma poi, il 4 marzo a Bruxelles, colloqui con il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg e con il direttore esecutivo di Frontex, che hanno iniziato un monitoraggio comune alla guardia costiera turca nel Mar Egeo. Come si ricorderà il 24 febbraio, a Vienna, si è svolto un incontro dei Paesi della “rotta balcanica”, Grecia esclusa, per concordare misure per la riduzione del flusso dei migranti. “Per ritornare alla situazione in cui tutti gli Stati dell’area Schengen aderiscano alle regole dell’accordo – si legge nel comunicato del Consiglio europeo – è necessario che sia negato l’accesso alle frontiere esterne a persone di nazionalità non europea che non soddisfano le condizioni di entrata o non hanno fatto domanda di asilo, nonostante averne avuto la possibilità”. Tra le misure necessarie per il pieno funzionamento dell’area Schengen, anche l’“aiuto concreto per le conseguenze umanitarie negli Stati membri, nonché assistenza ai profughi siriani e ai Paesi confinanti con la Siria”.

Nel frattempo, la Caritas ha scritto su Twitter che “migliaia di profughi continuano ad arrivare a Lesbo”, con il rischio di “trasformare l’isola in un grande campo a cielo aperto” perché le autorità, costrette dall’emergenza, hanno deciso di fermare i traghetti con i migranti diretti ad Atene fino a domenica. Proprio le navi sono utilizzate come alloggio temporaneo per le persone, in attesa di assicurare altri rifugi. Nel frattempo continua il braccio di ferro diplomatico tra Vienna e Atene, che ieri ha detto no alla visita del ministro dell’Interno austriaco per tentare una mediazione politica tra i due Paesi dopo l’esclusione della stessa Grecia dal vertice di mercoledì. La situazione in Grecia preoccupa la Commissione Ue, che torna a fare appello per una “risposta europea” alla crisi migratoria, che sta assumendo i contorni di una crisi umanitaria (in due mesi sono arrivati circa 130 mila profughi nella penisola ellenica). Uguale posizione emerge da Berlino e da Roma, dove ieri ne hanno parlato il premier Matteo Renzi con il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker.

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