Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Sviluppo umano: Asolan (Lateranense), attenzione alle “antropologie inadeguate”

Chi è impegnato in concreto nell’esercizio della carità, deve guardarsi dalle “antropologie inadeguate”. È l’invito rivolto da don Paolo Asolan, della Pontificia Università Lateranense, al congresso internazionale in corso in Vaticano, per iniziativa del Pontificio Consiglio Cor Unum, a dieci anni dalla “Deus caritas est”. A volte, ha fatto notare il relatore, “capita di collaborare con enti governativi, internazionali, comunque non cattolici – come è giusto e doveroso collaborare – che presto o tardi rivelano di avere un’idea dell’uomo e del suo bene talora in contrasto con quella che ci è stata rivelata da parte di Dio, in Cristo Gesù”. Ci sono, ad esempio, “organismi e politiche di sviluppo, che intendono lo sviluppo umano in un senso unicamente economico. È l’antropologia dell’uomo-consumatore, preoccupato di soddisfare bisogni materiali, di creare mercati sempre più accessibili, di proporre standard di vita sempre più elevati”.  “Non è vero che consumare sempre più risorse garantisca un futuro buono all’essere umano”, ha affermato il teologo, facendo notare che “uno sviluppo umano che fosse così inteso è seriamente messo in questione dalla questione ecologica”. Ci sono, poi, “antropologie che trattano l’uomo considerandolo a prescindere da tutta quella rete di relazioni che lo ha fatto esistere e che sostengono la sua vita concreta”, e che “arrivano a giustificare scelte compiute in nome dell’utile soggettivo e non del bene. In una antropologia del genere, l’etica, le leggi e più in generale la vita sociale devono essere a servizio dell’individuo, secondo una logica che alla fine fa prevalere il punto di vista di chi ha più potere”. Infine, gli ambiti della “vita affettiva e familiare”, in cui ultimamente viene  “messa in discussione che cosa sia l’identità di genere e il ruolo specifico del maschio e della femmina”.

© Riproduzione Riservata
Chiesa