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Quaresima: p. Cantalamessa, no a “fondamentalismo” e lettura “impersonale” della Parola di Dio

Nell’ascolto e nella lettura personale della Parola di Dio “bisogna guardarsi da due pericoli”: il rendere la lettura “impersonale” e il “fondamentalismo”. Così ha riflettuto padre Raniero Cantalamessa nella seconda predica di Quaresima, tenuta questa mattina in Vaticano, parlando della costituzione conciliare “Dei Verbum” e della pratica della lectio divina. Il primo pericolo, ha evidenziato, “è molto forte, soprattutto nei luoghi di formazione accademica. Se uno aspetta a lasciarsi interpellare personalmente dalla Parola – osserva Kierkegaard – finché non ha risolto tutti i problemi connessi con il testo, le varianti e le divergenze di opinione degli studiosi, non concluderà mai nulla”. Altro pericolo, ha aggiunto, è “il prendere tutto quello che si legge nella Bibbia alla lettera, senza alcuna mediazione ermeneutica”. Nell’accogliere la parola di Dio Gesù, con la parabola del seminatore, “distingue quattro tipi di terreno: la strada, il terreno pietroso, i rovi e il terreno buono”. “Leggendo – ha sottolineato padre Cantalamessa –, noi potremmo essere tentati di sorvolare in fretta sulle prime tre categorie, aspettando di arrivare alla quarta che, pur con tutti i limiti, pensiamo sia il caso nostro. In realtà – e qui sta la sorpresa – il terreno buono sono quelli che, senza sforzo, si riconoscono in ognuna delle tre categorie precedenti! Quelli che umilmente riconoscono quante volte hanno ascoltato distrattamente, quante volte sono stati incostanti nei propositi suscitati in loro dall’ascolto di una parola del Vangelo, quante volte si sono lasciati sopraffare dall’attivismo e dalle preoccupazioni materiali. Ecco, costoro, senza saperlo, stanno diventando il vero terreno buono”.

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