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Iran: cristiani al voto, “dovere nazionale” e “segno di appartenenza al popolo”

I cristiani iraniani assiri, come quelli delle altre confessioni, percepiscono che la partecipazione alle elezioni in programma oggi è per loro un “dovere nazionale” e anche “un segno importante della loro piena appartenenza al popolo dell’Iran”. Per questo “è prevedibile che la loro partecipazione alle elezioni sarà alta, in linea con quella delle altre componenti della popolazione”. Così, nei giorni scorsi, il cristiano Jonathan Betkolia, attuale rappresentante assiro al Parlamento iraniano, ha descritto l’approccio prevalente con cui i cristiani iraniani si pongono davanti all’appuntamento elettorale di oggi, il primo dopo la rimozione delle sanzioni internazionali che avevano colpito l’Iran come ritorsione per lo sviluppo del suo programma nucleare. Nel Paese si vota per eleggere due organi centrali del sistema istituzionale nazionale: il Parlamento e l’Assemblea degli esperti, incaricata, tra le altre cose, di eleggere la Guida Suprema, la più importante figura politica e religiosa del Paese. Alle minoranze cristiane in Iran (75mila armeni, 20mila tra assiri e caldei) sono riservati in Parlamento 3 seggi (2 per gli armeni, uno per gli assiri). Un altro seggio è riservato agli ebrei (che in Iran sono 25mila) e uno ai zoroastriani. “La democrazia” ha dichiarato in passato all’agenzia Fides il parlamentare Karen Khanlari, rappresentante cristiano armeno al Parlamento iraniano – è un valore universale che può essere praticato solo in accordo con la cultura e le tradizioni di ciascun Paese. In Iran, l’esercizio della democrazia si configura e articola nel contesto degli insegnamenti della religione sciita. Questa democrazia fortemente radicata in quest’humus religioso ha garantito all’elezione del presidente Rohani una partecipazione al voto di più dell’80 per cento degli aventi diritto”.

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