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Parchi culturali ecclesiali: esperienze e testimonianze

“Il cammino di Canneto” (diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo) è il parco ecclesiale culturale illustrato oggi dal responsabile, don Domenico Simeone, che è anche direttore dell’Ufficio diocesano per il tempo per la pastorale del turismo, tempo libero e sport. Intervenuto alla prima riunione del Tavolo di coordinamento dei parchi culturali ecclesiali, presieduta a Roma da monsignor Mario Lusek, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale del turismo, tempo libero e sport della Cei, don Simeone ha spiegato: “Sono 69 i Comuni del Lazio interessati al pellegrinaggio al nostro santuario, 23 del Molise, 20 dell’Abruzzo e 5 dell’Alto casertano. Da questo dato di fatto vogliamo partire per avviare un’autentica promozione del territorio”. Giorgio Agnisola, docente di teologia, presentando il parco culturale ecclesiale “Terra celeste, i luoghi di Celestino V” (diocesi di Chieti-Vasto), ha sottolineato: ”Siamo interessati ad attività di formazione per approfondire la dimensione teologica dell’arte e coltivare uno sguardo nuovo e una capacità di lettura globale e integrata del territorio”. Diversi i percorsi formativi avviati: tra questi il primo in assoluto finalizzato alla progettazione dei “parchi”. “Il vero problema è saper raccontare l’arte sacra, anche il paesaggio sacro: di lì nasce tutto”. Di qui la necessità di un’adeguata formazione delle “guide”. “Abbiamo applicato le regole standard per la realizzazione di un parco culturale ecclesiale che è essenzialmente un parco turistico partendo dalla mappatura della nostra possibilità di offerta”, ha detto Gianni Moscatellini presentando il parco culturale ecclesiale dei Castelli romani (diocesi di Albano). “Abbiamo avviato un rapporto di buona collaborazione con il Consorzio dei Castelli romani”, ha aggiunto spiegando di avere dovuto anche “stipulare una convenzione con un tour operator”. Tre, secondo Moscatellini, gli obiettivi che devono porsi i parchi: “Valorizzare i nostri percorsi; mettersi in rete per acquisire un brand riconosciuto, serio, tutelato, affidabile; elevare lo standard, pur nella sobrietà, delle case per ferie per portarlo ad un livello ‘professionale’”.

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