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Diocesi: mons. Brambilla (Novara) a funerali Sara Gambaro, il lavoro “costruisce la casa comune e la città dell’uomo”

“Le mamme sono sempre in servizio alla vita. Ognuno di voi raccoglierà in ricordo le sue parole, il suo sorriso, i suoi gesti, la sua premura. Essa rimane dentro di noi la sorgente della vita”. Esordisce così, rivolgendosi ai figli e ai familiari, monsignor Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, nell’omelia pronunciata questa mattina in duomo ai funerali di Sara Gambaro, l’agente della Polizia municipale di Novara, tragicamente scomparsa lo scorso venerdì. Rivolgendosi quindi ai colleghi di Polizia urbana, il presule ha osservato: “In una società in cui ciascuno pensa a se stesso, ci sono professioni che ancora oggi non possono essere fatte senza passione, consapevoli del rischio che esse portano con sé. Talvolta noi stessi ci domandiamo se non convenga fare il minimo necessario. Se non basti fare il proprio dovere, ma senza investire troppo di noi. Quando però accadono questi fatti, anche noi siamo attraversati dalla domanda: il lavoro ha solo un valore economico, serve solo alla dignità personale, o è anche necessario per costruire la casa comune, la città dell’uomo, la vita collettiva?”. Nel compimento del proprio dovere, ha aggiunto, trapela che “l’uomo e la donna – e ricordiamo che qui è una donna – sono fatti per qualcosa di più grande. Forse non sempre ne abbiamo coscienza, ma in questi giorni di travaglio e di dolore, appare in modo chiaro a tutti che il lavoro è bene grande, che mette sempre a repentaglio l’esistenza. E che tuttavia questo è il prezzo da pagare perché la vita cresca e il mondo diventi casa abitabile”. “Se il nostro lavoro partecipa nientemeno che alla costruzione della casa comune, dobbiamo ritornare alla piena coscienza della nostra responsabilità sociale, del nostro piccolo o grande contributo all’edificazione della città”.

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