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Radio Vaticana: padre Lombardi, “la riforma è benvenuta”

“La riforma è certamente benvenuta”. È quanto dichiara padre Federico Lombardi, che a fine mese lascia Radio Vaticana, a proposito della riforma in atto dei media vaticani. “Sono perfettamente d’accordo che si proceda e mi pare che l’approccio complessivo adottato sia corretto”, dice Lombardi in un’ampia intervista di bilancio rilasciata all’emittente, ma “non bisogna illudersi di poter fare molto di più e meglio investendo meno risorse”, perché “la comunicazione costa e continuerà a costare”. Quanto all’accorpamento di Radio Vaticana e Centro Televisivo Vaticano, Lombardi dichiara: “Sono molto contento di questa prospettiva, che è del tutto naturale. Sono stato per oltre 11 anni direttore anche del Ctv, che è stato per me come una seconda famiglia dopo quella della Radio. Credo che una delle sfide della riforma sia di integrare e coordinare i diversi enti mediatici senza appesantire e complicare. Mi auguro che ci si riesca bene”. Mettendo l’accento sull'”eccezionale ricchezza di comunicazione multilinguistica e multiculturale, per inculturare il messaggio dei Papi e della Chiesa in molte culture diverse”, che è l’eredità più importante di Radio Vaticana, diffusa in quasi 40 lingue, Lombardi auspica “che vada conservata”, poiché “una sua riduzione per motivo di risparmio economico sarebbe in realtà un vero impoverimento della comunicazione vaticana”. Quanto al personale della Radio, Lombardi ricorda che “ora ci sono più di trecento persone dedicate e motivate, che desiderano continuare a impegnarsi per il servizio della Santa Sede con le loro capacità umane e professionali e con la loro motivazione ecclesiale”. A proposito del rapporto speciale tra i gesuiti, ai quali finora è stata sempre affidata la direzione,di Radio Vaticana, Lombardi dichiara: “Siamo sempre stati fieri di svolgere questo compito in modo veramente disinteressato. Portare la responsabilità di una istituzione che ha per natura sua costi considerevoli e non ha praticamente entrate possibili, mette nella condizione un po’ disagevole di dover chiedere sempre molti soldi e non portarne mai. Non molti avrebbero accettato con disponibilità questa situazione per decenni, esponendosi a critiche e obiezioni. Ma noi lo abbiamo fatto senza incertezze, credendo nella missione ricevuta. Ora, nel contesto della riforma, il Papa ha manifestato il desiderio che i gesuiti continuino un servizio nel campo della comunicazione; ma non esistendo più la Radio Vaticana, che era loro affidata per Statuto, bisognerà vedere come si possa identificare chiaramente una nuova area di responsabilità dei gesuiti”.

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