Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Arcivescovo Shevchuk: incontro Papa e Patriarca una “pietra miliare” ma la Dichiarazione firmata suscita “perplessità”

L’abbraccio tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill è una “cosa sacra”. Il loro incontro a Cuba segna “una pietra miliare nel cammino ecumenico”. Quanto è successo è “opera dello Spirito Santo che apre sempre orizzonti a noi sconosciuti”. È la Dichiarazione comune che è stata sottoscritta dal Santo Padre e dal Patriarca Kirill a suscitare “perplessità” e “dolore” soprattutto nei paragrafi in cui si parla di “uniati” e della situazione in Ucraina. Così Sua Beatitudine Svyatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa ucraina greco-cattolica, incontrando oggi a Roma i giornalisti per parlare della Dichiarazione di Cuba. Un testo – dice – che “ha suscitato dolore nel popolo ucraino. Mi sono sentito in coscienza di rispondere alla mia gente che si è sentita scoraggiata e disorientata”. D’altronde – sottolinea l’arcivescovo – il dialogo si fa, dicendo “tutto quello che pensiamo con franchezza”.
Riguardo alla Dichiarazione, Shevchuk parla di un “testo prolifero” che “corre il rischio di non essere chiaro perché quando si pretende di dire tutto, alla fine si fallisce”. Non piace soprattutto il termine “uniati” che si utilizza nel testo. L’arcivescovo fa notare che viene usato con fini “dispregiativi” dalle Chiese ortodosse per indicare le Chiese orientali cattoliche e questo “per noi è offensivo”. Anche il termine “comunità religiosa” lascia perplessi perché è “restrittivo” in quanto “noi – sottolinea Shevchuk – siamo parte integrale della comunione cattolica” e “la comunione con il Santo Padre è vitale”. “Il Signore ci ha resuscitato 25 anni fa” con il ritorno della democrazia in Ucraina e il crollo del regime comunista. “Dobbiamo superare questo tipo di linguaggio”.
Ma la realtà, per fortuna, è diversa e lo sguardo oggi è rivolto al futuro. “In questi anni di libertà e indipendenza – dice l’arcivescovo – in Ucraina abbiamo imparato non solo a coesistere pacificamente cattolici, protestanti e ortodossi ma a collaborare insieme. Si tratta di un processo più avanzato di quello che risulta nei paragrafi della Dichiarazione”. “Quale cammino comincia per noi con questo incontro? Noi – garantisce Shevchuk – vogliamo camminare insieme ai nostri fratelli ortodossi. Vogliamo costruire non solo la pace o la coesistenza pacifica. Vogliamo l’unità della Chiesa”.

© Riproduzione Riservata
Europa