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Pedofilia: Belgio. Mons. Harpigny (Tournai), “il nostro obiettivo è ora aiutare le vittime e ascoltare il loro dolore”

“Il nostro obiettivo ora è aiutare le persone che hanno sofferto e sono state ferite”. Le vittime al centro di tutti i processi di giustizia e riconciliazione. Lo ha assicurato monsignor Guy Harpigny, vescovo di Tournai, che insieme a monsignor Johan Bonny, vescovo di Anversa, hanno presentato oggi a Bruxelles il Rapporto 2012/2015 sui casi di abuso sessuale nella Chiesa del Belgio. “Un rapporto – spiega il vescovo Harpigny – che mette insieme i dati raccolti dai nostri punti di contatto e dal Centro di arbitrato tra il 2012 e il 2015. Dal Rapporto, hanno detto i due vescovi, “emergono 1.000 vittime e stimiamo un rapporto uno ad uno per una presenza complessiva di altrettanti mille preti e religiosi che hanno commesso abuso o violenza nell’ambito di una relazione pastorale”. Il vescovo racconta come “per i casi recenti si va direttamente alla giustizia. E per gli altri casi – quelli prescritti – si è cercato di venire incontro alle vittime istituendo appunto dieci punti di contatto in ogni diocesi e due per le Congregazioni religiose. Oggi è stata anche annunciata la creazione di un Comitato di sorveglianza composta da persone esterne alla Chiesa che possono aiutare i vescovi a capire cosa fare e come intervenire in casi di preti abusatori. Monsignor Harpigny assicura la “piena collaborazione con le forze dell’ordine” in linea anche con quanto ribadito ultimamente dal presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei minori, cardinale Sean O’Malley, circa “la responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili che hanno il compito di proteggere la nostra società”.
“C’è stato un primo momento di sorpresa per il numero di casi e il numero dei preti e religiosi coinvolti – racconta monsignor Harpigny -. Ora sono convinto che ci sono altre vittime che non hanno ancora avuto il coraggio di parlare e denunciare. Per questo dico che dobbiamo essere molto attenti ad accogliere le persone che faticano a manifestarsi. La denuncia è un processo molto duro per le vittime perché bisogna dire a persone estranee quello che hanno sofferto e ripercorrere un tratto di vita estremamente doloroso. Il loro desiderio è solo quello di essere ascoltati. Molti in Belgio hanno perso fiducia nella Chiesa. Ma non è questa la nostra prima preoccupazione. Il nostro scopo ora è aiutare le vittime e venire incontro al loro dolore”.
“Siamo perfettamente consapevoli – afferma Manu Keirse, presidente della Commissione interdiocesana per la protezione dei bambini e dei giovani – che non possiamo cambiare il passato. Possiamo però almeno cercare di offrire oggi ciò che è mancato in passato: umanità e solidarietà. Si tratta di un tentativo sincero di trasformare l’ingiustizia vissuta in passato in un diritto per il futuro”.

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