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Cardinale Scola: Carlo Maria Martini è “testimone dell’instancabile ricerca del bene”

“La figura del Cardinale Carlo Maria Martini è una testimonianza assai attuale di cosa sia l’instancabile ricerca del bene, tesa al compimento della propria personalità, alla sua riuscita, cioè alla santità”. Lo ha affermato, ieri, l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, nell’omelia durante la messa che ha preceduto l’inaugurazione della via “Cardinale Carlo Maria Martini” a Milano. Per Scola, la passione “per il bene” incarnata da Martini veniva “certamente dalla solidità della sua esperienza di fede vissuta in famiglia e nell’appartenenza alla Chiesa attraverso la ‘Compagnia di Gesù’”. E poi “il suo percorso di studioso e di docente della Bibbia che gli ha dato una fama mondiale”. “Questo ‘fare il bene’ – ha proseguito l’arcivescovo – trovò per lui inaspettata e compiuta forma di dedizione integrale nel lungo ministero episcopale di cui abbiamo potuto godere non solo noi ambrosiani, ma la Chiesa intera. Dedizione documentata esemplarmente nell’offerta totale di sé nella malattia e nella morte”. Il card. Scola ha indicato due dei doni “tra i più rilevanti che il Cardinale ci ha lasciato in eredità”. Il primo è “l’aver messo nelle mani dei credenti e non credenti le Sacre Scritture”, contribuendo “a far comprendere a tutti quanto la Bibbia sia punto di riferimento per la cultura europea e non solo”. In secondo luogo, “il cardinale interpretò l’orizzonte autenticamente cattolico della proposta cristiana. Fu attore consapevole di un’apertura a 360°, teso all’incontro con tutti per compiere tutto il tratto possibile di cammino comune”. Secondo il card. Scola, l’intitolazione della via al card. Martini, per la quale “la diocesi e l’arcivescovo sono grati all’amministrazione comunale”, “implica precise responsabilità”: per i cristiani, il “dovere di una testimonianza che renda ragione in modo adeguato della ‘convenienza’ umana del cristianesimo”; per i cittadini, il “vivere insieme, nello spirito di amicizia civica che è il cemento della polis”; per le autorità istituzionali, “il gravoso compito di custodire la democrazia, in questo ‘cambiamento d’epoca’”.

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