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Utero in affitto: Gomez (madre surrogata), “migliaia di donne condividono la mia sorte”

“Nel 2007 è cominciata una battaglia legale. Il primo giudice mi voleva punire, poi mi ha dato solo 4 ore di permesso al mese per vedere la bambina e l’obbligo di mantenimento economico. L’assistente sociale, mentendo per 18 volte, ha detto fra l’altro che mia figlia era fuggita in Messico mentre eravamo andati solo a un matrimonio. Il giudice mi ha mandato da 8 psicologi che hanno dichiarato che ero sana e semplicemente addolorata”. Così ha continuato nel racconto della sua storia, Elisa Anne Gomez, la donna 46enne americana che si è pentita di aver affittato il proprio utero e dato i propri ovociti a una coppia omosessuale per 8mila dollari. La donna è stata invitata a parlare al Senato questo pomeriggio dalla associazione Pro Vita. “Sono stata minacciata di andare in prigione – ha aggiunto Gomez – se mai avessi parlato con i media del mio caso. Alla fine del processo il giudice ha dichiarato che non ero una madre, ma una donatrice di materiale biologico. In appello la sentenza è stata capovolta ma non mi è stato comunque permesso di non vedere mia figlia”. Nonostante questo verdetto, per la legge del Minnesota, Elisa Gomez è costretta a versare un contributo per il mantenimento della figlia. “Finora ho pagato quasi 22mila dollari – ha detto – anche se non vedo la piccola da 6 anni. So che non sono sola perché migliaia di donne condividono la mia stessa sorte. Nell’ultimo processo nonostante avessi le prove il giudice non ha riconosciuto l’incapacità di educare la bambina da parte della coppia perché spesso ubriachi. Il risultato è stato che il giudice ha aumentato l’assegno di mantenimento che devo versare”. La donna ha inoltre affermato: “È necessario che io racconti che noi madri surrogate non siamo cittadine di seconda classe. Io non sono una schiava e mia figlia non è un bene da scambiare. I contratti di maternità surrogata sono di schiavitù e non danno la possibilità alle donne di capire. È un errore enorme e non è nell’interesse dei bambini o della madre”.

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