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Utero in affitto: Gomez (madre surrogata), “dalla nascita di mia figlia mi sento come un fantasma per lei”

“Per disperazione e per dare soldi alla mia famiglia, fra cui mia figlia maggiore che aveva problemi psichici, ho preso la decisione di diventare una madre surrogata”. Ha raccontato la sua storia Elisa Anne Gomez, donna del Minnesota e madre pentita di aver donato gli ovociti e affittato l’utero a una coppia omosessuale, durante la conferenza stampa in corso al Senato organizzata sul tema delle adozioni dall’associazione Pro Vita. “Ho incontrato diverse coppie – ha detto la donna – attraverso un sito internet senza consulenza legale. Ho firmato un accordo che mi riconosceva per sempre madre della bambina e la garanzia di essere sempre presente nella sua vita. La coppia, che all’inizio semprava meravigliosa, ha assicurato che la bambina avrebbe potuto vedere sua madre, cosa che è cambiata radicalmente quando è nata la piccola. Le cose sono cambiate drasticamente quando sono entrata in travaglio perché la coppia non mi ha più lasciato sola per un attimo fino a scaricarmi a casa portando via mia figlia. Da quel momento mi sono sentita come un fantasma”. Il racconto della donna è continuato con le vicende che ha vissuto nella battaglia legale iniziata poco dopo: “La coppia ha lasciato lo Stato e non so dove vivano – ha affermato – . Ho contattato le autorità, ma non mi hanno assistito come se quella bambina non fosse mia. Sono stata ingenua, troppo fiduciosa e non avevo idea di essere stata manipolata. Non potevo prevedere come mi sarei sentita dopo la nascita e cosa sarebbe successo dopo. Il mio desiderio di vedere mia figlia è forte e lo posso descrivere solo come un dolore che mi trapassa”.

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