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Papa in Messico: ai carcerati, “chi ha sperimentato l’inferno può diventare un profeta nella società”

“Celebrare il Giubileo della misericordia con voi significa imparare a non rimanere prigionieri del passato, di ieri. È imparare ad aprire la porta al futuro, al domani: è credere che le cose possano essere differenti. Celebrare il Giubileo della misericordia con voi è invitarvi ad alzare la testa e a lavorare per ottenere tale desiderato spazio di libertà”. Parole cariche di empatia, quelle rivolte dal Papa ai carcerati di Ciudad Juárez, nel suo speciale Giubileo con cui ha scelto di inaugurare l’ultimo giorno in Messico. “Sappiamo che non si può tornare indietro, sappiamo che quel che è fatto è fatto”, ha spiegato Francesco, “perciò ho voluto celebrare con voi il Giubileo della misericordia, poiché questo non significa che non ci sia la possibilità di scrivere una nuova storia d’ora in avanti”. Poi, rivolgendosi uno ad uno agli ospiti del penitenziario: “Voi soffrite il dolore della caduta, sentite il pentimento per i vostri atti e so che in tanti casi, in mezzo a grandi limitazioni, cercate di ricostruire la vostra vita a partire dalla solitudine. Avete conosciuto la forza del dolore e del peccato; non dimenticatevi che avete a disposizione anche la forza della risurrezione, la forza della misericordia divina che fa nuove tutte le cose”. “Ora vi può toccare la parte più dura, più difficile – ha ammesso il Papa – però, perché possa essere quella che generi un più grande frutto, impegnatevi fin da qui dentro a capovolgere le situazioni che generano ulteriore esclusione. Parlate con i vostri cari, raccontate loro la vostra esperienza, aiutate a frenare il giro vizioso della violenza e dell’esclusione”. Infine lo straordinario tributo di fiducia, e il conseguente appello, a chi si trova dietro le sbarre: “Chi ha sofferto profondamente il dolore e ha sperimentato l’inferno può diventare un profeta nella società. Lavorate perché questa società che usa e getta non continui a mietere vittime”.

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