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Papa in Messico: Capuzzi (Avvenire), parole su narcotraffico e corruzione significano “mettersi dalla parte delle vittime”

“Il parlare chiaro del Papa sul narcotraffico, la corruzione, il bisogno di trasparenza, di fronte al presidente Neto mi pare sia una grande fonte di speranza e consolazione per il popolo messicano che, negli ultimi dieci anni in particolare, è stato molto provato dalla violenza”. A ricordarlo alla Radio Vaticana è Lucia Capuzzi, giornalista esperta di politica latino-americana, inviata in Messico di “Avvenire” per il viaggio apostolico di Papa Francesco. “Denunciare in un incontro ufficiale – spiega – la corruzione, il narcotraffico, l’esclusione delle culture diverse, la violenza, le morti, il traffico di persone e i sequestri, come ha fatto il Papa, significa mettere in primo piano la guerra, assolutamente dimenticata dai media e dalla politica internazionale, che caratterizza la storia del Messico da almeno dieci anni”. Un conflitto nel quale “sono morte oltre duecentomila persone, in gran maggioranza civili, intrappolati nella violenza tra le varie organizzazioni criminali, i famosi ‘narcos’, ma con la complicità attiva di ‘pezzi di stato corrotto’”. A tal proposito, la giornalista cita “il caso dei 43 studenti di Iguala, consegnati dalla polizia ai narcotrafficanti che poi li hanno fatti scomparire”, definendolo “la punta dell’iceberg di un meccanismo che si ripete molte volte nel Paese”. “Tanto è vero che la prima cosa che dicono i messicani a chi viene nel loro Paese è: ‘Per qualunque cosa non rivolgetevi alla polizia’”. “Parlare di questi temi apertamente, come fa il Papa, significa mettersi dalla parte delle vittime, dire loro – conclude – che non sono sole e dare loro dignità”.

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