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Papa in Messico: a sacerdoti e consacrati, “non tutto ha avuto inizio con noi, non tutto terminerà con noi”. Cita “Tata Vasco”

“Non tutto ha avuto inizio con noi, non tutto terminerà con noi; per questo, quanto bene ci fa recuperare la storia che ci ha portato fin qui”. Alla fine del discorso che dallo stadio stadio “Venustiano Carranza” di Morelia ha rivolto ai sacerdoti, ai consacrati e ai seminaristi, il Papa si è soffermato sulla necessità di “fare memoria”, in primo luogo di “qualcuno che amò tanto questo luogo da farsi figlio di questa terra”. Si tratta di Vasco Vásquez de Quiroga, primo vescovo di Michoacán, un “evangelizzatore” – lo ha definito Francesco – conosciuto anche come “Tata Vasco”, come “lo spagnolo che si fece indio”. “La realtà vissuta dagli indios Purhépechas descritta da lui come ‘venduti, vessati e vagabondi per i mercati a raccogliere i rifiuti gettati a terra’, lungi dal condurlo alla tentazione dell’accidia e della rassegnazione – ha osservato il Papa – mosse la sua fede, mosse la sua vita, mosse la sua compassione e lo stimolò a realizzare diverse iniziative che fossero di respiro di fronte a tale realtà tanto paralizzante e ingiusta”. “Ringrazio il signor cardinale arcivescovo perché ha voluto che si celebrasse questa eucaristia con il calice di quest’uomo”, ha aggiunto il Papa a braccio. “Il dolore della sofferenza dei suoi fratelli divenne preghiera e la preghiera si fece risposta concreta”, ha commentato Francesco: “Questo gli guadagnò tra gli indios il nome di ‘Tata Vasco’, che in lingua purépechas significa: papà”. “Questa è la preghiera, questa l’espressione alla quale Gesù ci ha invitati”, ha concluso Francesco: “Padre, papà, abbà, non lasciarci cadere nella tentazione della rassegnazione, dell’assedio, non lasciarci cadere nella tentazione della perdita della memoria, non lasciarci cadere nella tentazione di dimenticarci dei nostri predecessori che ci hanno insegnato con la loro vita a dire: Padre Nostro”.

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