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Papa in Messico: messa a Ecatepec, “ricchezza, vanità, orgoglio” sono “tre grandi forme di tentazione”

Quaresima, tempo per “regolare i sensi, aprire gli occhi di fronte a tante ingiustizie che attentano direttamente al sogno e al progetto di Dio”. Tempo per “smascherare quelle tre grandi forme di tentazione che rompono, dividono l’immagine che Dio ha voluto plasmare”. Nell’omelia della messa a Ecatepec, il Papa ha messo in guardia da “tre tentazioni di Cristo, tre tentazioni del cristiano che cercano di rovinare la verità alla quale siamo stati chiamati. Tre tentazioni che cercano di degradare e di degradarci”. La prima è la ricchezza, “impossessandoci di beni che sono stati dati per tutti, utilizzandoli solo per me o per i miei”. “E’ procurarsi il pane con il sudore altrui, o persino con la vita altrui”, ha spiegato Francesco: “Quella ricchezza che è il pane che sa di dolore, di amarezza, di sofferenza. In una famiglia o in una società corrotta è il pane che si dà da mangiare ai propri figli”. La seconda tentazione è la vanità, cioè “quella ricerca di prestigio basata sulla squalifica continua e costante di quelli che non sono nessuno. La ricerca esasperata di quei cinque minuti di fama che non perdona la fama degli altri”. La terza tentazione, infine, è l’orgoglio, ossia “il porsi su un piano di superiorità di qualunque tipo, sentendo che non si condivide la vita dei comuni mortali e pregando tutti i giorni: Grazie Signore perché non mi hai fatto come loro”. “Tre tentazioni di Cristo”, ha ripetuto il Papa: “Tre tentazioni con cui il cristiano si confronta quotidianamente. Tre tentazioni che cercano di degradare, di distruggere e di togliere la gioia e la freschezza del Vangelo. Che ci chiudono in un cerchio di distruzione e di peccato”. Di qui la necessità di domandarci: “Fino a che punto siamo consapevoli di queste tentazioni nella nostra persona, in noi stessi? Fino a che punto ci siamo abituati a uno stile di vita che pensa che nella ricchezza, nella vanità e nell’orgoglio stanno la fonte e la forza della vita? Fino a che punto crediamo che il prenderci cura dell’altro, il nostro preoccuparci e occuparci per il pane, il buon nome e la dignità degli altri sono fonti di gioia e di speranza?”.

 

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