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Papa Francesco: con Patriarca Kirill “conversazione di fratelli”. “L’unità si fa camminando”

“I miei sentimenti”: li ha confidati Papa Francesco ai giornalisti in volo con lui, ieri sera, da Cuba a Città del Messico, dopo l’incontro con il Patriarca Kirill. “Prima di tutto, il sentimento di accoglienza e di disponibilità del presidente Castro. Io avevo parlato con lui di questo incontro, l’altra volta, ed era disposto a fare tutto e abbiamo visto che ha preparato tutto per questo” incontro. Con il Patriarca Kirill “è stata una conversazione di fratelli – ha aggiunto Bergoglio –. Punti chiari che a tutti e due preoccupano: ne abbiamo parlato con tutta franchezza. Io mi sono sentito davanti a un fratello, e anche lui mi ha detto lo stesso. Due vescovi che parlano della situazione delle loro Chiese, primo; e, secondo, sulla situazione del mondo, delle guerre, guerre che adesso rischiano di non essere tanto ‘a pezzi’, ma che coinvolgono tutto”. Il Papa e il Patriarca hanno inoltre discusso, come riferito da Francesco, “della situazione dell’ortodossia, del prossimo Sinodo panortodosso… Ma, io vi dico, davvero, io sentivo una gioia interiore che era proprio del Signore. Lui parlava liberamente e anche io parlavo liberamente. Si sentiva la gioia”.

Il Papa ha quindi aggiunto: “Terzo, si è fatto un programma di possibili attività in comune, perché l’unità si fa camminando. Una volta io ho detto che se l’unità si fa nello studio, studiando la teologia e il resto, ma, verrà il Signore e ancora noi staremo facendo l’unità. L’unità si fa camminando: camminando, che almeno il Signore, quando verrà, ci trovi camminando”. “Poi abbiamo firmato questa Dichiarazione che voi avete in mano… Non è una dichiarazione politica, non è una dichiarazione sociologica, è una dichiarazione pastorale, incluso quando si parla del secolarismo e di cose chiare, della manipolazione biogenetica… Ma è ‘pastorale’: di due vescovi che si sono incontrati con preoccupazione pastorale. E io sono rimasto felice. Adesso mi aspettano 23 km di papamobile aperta”. Infine ai giornalisti: “Vi ringrazio tanto per il vostro lavoro: fate quello che potete, eh? Grazie tante, grazie”.

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