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Francesco-Kirill: Vian (L’Osservatore Romano), cattolici e ortodossi “sulla via dell’unità”

“Difficile al punto da sembrare per decenni un sogno, l’incontro tra il Patriarca di Mosca e il Papa di Roma è stato semplice come una riunione tra fratelli”. Lo afferma Giovanni Maria Vian, direttore de l’Osservatore Romano, sul nuovo numero del giornale vaticano, in un editoriale intitolato “Sulla via dell’unità”. Una “conversazione di fratelli”, come l’ha definita Bergoglio, “entrambi vescovi, sulle loro Chiese e sul mondo dove sono chiamate a vivere”, prosegue Vian. “Ma la tessitura è stata molto più lunga perché risale a più di mezzo secolo fa, con l’affermarsi del movimento ecumenico e con la novità del concilio Vaticano II”. “Storico fu l’incontro a Gerusalemme tra Atenagora e Paolo VI, seguito pur tra luci e ombre dal rafforzamento della speranza di unità. E oggi, oltre la riunione tra Cirillo e Francesco, il frutto è una dichiarazione comune bellissima, dai toni solenni e caldi, che il Papa ha definito pastorale e che si apre con un ringraziamento a ‘Dio, glorificato nella Trinità, per questo incontro, il primo nella storia’”. Il direttore osserva: “La solennità dell’espressione è pienamente giustificata: sì, ‘questo incontro’ è senza precedenti, come storica è la dichiarazione. Nel riconoscere innanzi tutto il significato del luogo dove Cirillo e Francesco hanno deciso, ‘finalmente’, di vedersi: Cuba, crocevia mondiale e simbolo di speranze e di drammi”. Un incontro “per affermare la necessità per i cristiani di guardare avanti e costituire così un modello per l’intera umanità”.
Per Vian “vi è la consapevolezza ‘della permanenza di numerosi ostacoli’, ma altrettanto forte è quella della condivisione di una ‘comune tradizione spirituale’ formatasi nel primo millennio sulla testimonianza della madre di Dio e dei santi, in particolare dei martiri”. “Ma se si guarda alla storia, proprio nel tempo della Chiesa indivisa sono cresciute anche divergenze e aspre divisioni, fino alla perdita dell’unità attorno all’eucaristia”. Ma oggi, “davanti a tutti vi è l’allarme tragico delle sanguinarie persecuzioni contro i cristiani, soprattutto nel Medio oriente e in Africa. Fino allo sterminio di ‘famiglie, villaggi e città intere’ di cui è responsabile un terrorismo criminale che si ammanta di slogan religiosi blasfemi. In Europa invece un secolarismo aggressivo minaccia la libertà religiosa, non rispetta le radici cristiane del continente, indebolisce la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna, distrugge la vita umana con l’aborto, l’eutanasia”. L’editoriale aggiunge. “Alla denuncia, mai così forte, delle persecuzioni e di un secolarismo ostile il documento, che con accenti nuovi indica la necessità di riconciliazione tra ortodossi e greco-cattolici, fa seguire la convinzione altrettanto forte che ortodossi e cattolici sono già uniti: non solo dalla comune tradizione ma anche dalla missione comune di predicare il Vangelo a cui il mondo anela, pur senza saperlo. Per avanzare, incontrandosi e camminando insieme, sulla via dell’unità”.

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