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Convegno Bachelet: De Martin, “offrire ai giovani strumenti di riflessione ed educazione alla legalità”

“Il gemellaggio ha la forza di distruggere tutte le disuguaglianze e pone immediatamente le due parti sullo stesso piano. Come diocesi, lo abbiamo riscontrato nel gemellaggio con Bare, nella diocesi di Sarajevo”. È quanto affermato da Anna Gobbetti, dell’Azione cattolica della diocesi di Senigallia, al Convegno Bachelet di Roma, la quale ha ricordato l’esperienza del gemellaggio creato dopo la guerra nei Balcani. “La distanza fisica del mare Adriatico – ha affermato – si è annullata e ci siamo ritrovati a essere vicini di casa. All’inizio nel ‘97 non avevamo un progetto definito ma siamo partiti, incontrando le parrocchie per partecipare alle loro feste anche in zone dove i cattolici erano la minoranza. Da lì abbiamo iniziato a conoscere le famiglie girando per le case. Siamo divenuti piano piano lo strumento per fare in modo che le persone si interrogassero sul valore della loro resistenza ed esistenza di cattolici. Abbiamo finanziato piccole realtà, come la ristrutturazione della chiesa parrocchiale distrutta dalla guerra, anche se il risultato più importante è stata la creazione della Casa dell’incontro dedicato alla formazione degli insegnanti”.
Gian Candido De Martin, presidente del Consiglio scientifico dell’Istituto “Vittorio Bachelet”, a conclusione del XXXVI Convegno nazionale, tenutosi ieri e oggi a Roma, ha dichiarato: “Il nostro convegno ha fatto emergere varie criticità del contesto attuale: la concezione dell’economia legata solo al profitto e disattenta davanti alle differenze sociali, l’assetto sociale che non pone al centro una lotta alle disuguaglianze, l’involuzione oligarchica delle democrazie che permette l’emarginazione dei più deboli anche in sistemi come il nostro. Altro elemento sottolineato è l’esigenza di mettere al centro l’uomo, ricordato dall’enciclica Laudato si’, così come la cura del bene comune che ci dovrebbe portare a ridurre le diseguaglianze”. Per De Martin, “i giovani avvertono molto più dei meno giovani queste criticità”. Ne emerge “il dovere anzitutto di tutti, in particolare dei cristiani, di non essere indifferenti e di rendere le condizioni di una convivenza pacifica. Costruire il bene possibile oggi significa avere conoscenza dell’economia integrata alle relazioni e una promozione della cultura del dono”.
“Notiamo – ha proseguito De Martin – una esigenza di politiche nazionali e internazionali coerenti e lungimiranti con un nuovo patto di fiducia che ricostruisca il senso di legalità e democrazia e la centralità della lotta alla corruzione”. “L’impegno dell’Istituto Bachelet è quello di offrire strumenti di riflessione che aiutino i giovani a fare la propria parte anche in chiave creativa ed educare alla autentica legalità anche grazie a supporti significativi di cristiani che ritroviamo nell’esempio di Bachelet e nel magistero sociale di Papa Francesco”.

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