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Cardinale Sepe: messa a Pietrelcina, “come padre Pio non lasciamoci mai rubare la speranza”

“È con gioia speciale e con viva gratitudine al Signore che celebriamo la santa eucaristia a Pietrelcina, paese natale di san Pio, che egli lasciò, cento anni fa, per seguire il Maestro divino sulle strade della santità”. Lo ha affermato il cardinale Crescenzio Sepe durante l’omelia per la messa presieduta nel paese in provincia di Benevento, dinanzi alle spoglie mortali di padre Pio, giunte dopo la tappa a Roma per il Giubileo. Per il porporato, la santità di padre Pio “trova la sua radice nella bontà misericordiosa del nostro Dio, che scelse Francesco Forgione da sempre per farlo suo strumento di amore e di misericordia per la Chiesa e il mondo”. “Tutta la vita di questo umile frate cappuccino è una continua testimonianza di risposta generosa e totale alla chiamata di Cristo alla santità. Questa risposta inizia qui, a Pietrelcina, nella famiglia Forgione, col papà Orazio (Grazio) e con la mamma Peppa (Maria Giuseppa), donna profondamente religiosa che seppe trasmettere a suo figlio la verità della fede, ma anche quei valori morali e civili propri di questa terra, amata e benedetta da Dio”. Ma “anche la parrocchia dove fu battezzato il giorno dopo la nascita, e i sacerdoti (Domenico Tizzani) che lo istruirono nelle elementari, non potendo egli andare a scuola perché doveva aiutare il papà nel lavoro della terra, contribuirono a formare nel giovane Forgione quella personalità umana e religiosa che caratterizzò sempre il cammino alla santità di padre Pio”.
Il cardinal Sepe ha aggiunto: “Fu qui che Francesco Forgione imparò a temprare il suo carattere fatto di tenerezza, dolcezza, semplicità d’animo, talora quasi infantile, fermezza, unita a umiltà e modestia. Pio fu dotato da Dio di doni eccezionali: stimmate, guarigioni, scrutazione dei cuori, conversioni, ma dovette anche accettare dolori e sofferenze fisiche e morali”. “Alle sofferenze si aggiungono anche le tentazioni e le vessazioni da parte del demonio. Ma padre Pio, sull’esempio di Gesù rimane fermo e forte, com’era nel suo carattere, abbandonandosi, come egli scriveva, ‘a Gesù, alla mammina (come chiama la Madonna), all’angioletto, al padre san Francesco’”. “Prendiamo esempio anche noi, che siamo continuamente esposti alla tante tentazioni, come la brama del potere a ogni costo, che è la febbre che consuma l’uomo e lo oppone al fratello o anche lo rende complice dei fratelli; la tentazione della sfiducia e della disperazione, che sono come la malattia mortale dell’uomo d’oggi; la tentazione del denaro e del consumismo, che allontana da Dio e ci materializza; la tentazione della violenza praticata da tante organizzazioni criminali che spargono sangue anche di innocenti, per dominare e schiavizzare la nostra gente. Come padre Pio non lasciamoci rubare la speranza e difendiamo la nostra libertà e la nostra dignità di uomini e di figli di Dio”.

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