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Papa in Messico: le speranze di un missionario e di un prete di strada

Padre Jesus Mendoza Saragoza

Secondo l’annuale classifica dell’Ong messicana “Seguridad, Justitia y Paz” sulle città più insicure del mondo, uscita pochi giorni fa, Acapulco è la città più insicura del Messico e la quarta al mondo, con un tasso di omicidi di 104,73 ogni 100mila abitanti. Proprio dalla città del Pacifico arrivano due appelli di speranza rispetto al viaggio di papa Francesco in Messico. “Rappresenta un segno di speranza in un Paese martoriato dal conflitto, a causa della criminalità e del narcotraffico – dice il trevigiano padre Francesco Bonora, missionario del Pime -. Speriamo con la nostra gente in un’attenzione particolare alle vittime della violenza e in una denuncia dei mali sociali che stanno ferendo in profondità il tessuto sociale di questo popolo”. Padre Bonora collabora quotidianamente con padre Jesús Mendoza Zaragoza, il portavoce della diocesi di Acapulco e responsabile della pastorale di giustizia e pace, parroco di periferia. “Abbiamo dato priorità alle vittime delle violenze per offrire loro un accompagnamento e uno sviluppo integrale – spiega padre Mendoza -. Andiamo alla ricerca dei giovani che si trovano in situazioni di rischio e li aiutiamo a non cadere nella rete della criminalità”. Prosegue Mendoza: “Il Messico vive una situazione critica dovuta a due ferite fondamentali: la disuguaglianza sociale e la violenza. Si coglie un clima di rassegnazione, incertezza, sfiducia generale. Per questo ci aspettiamo – e se lo aspettano anche i non cattolici – che il Papa pronunci parole forti. Finora penso che la Chiesa non sia stata all’altezza, che non abbia saputo rispondere con la forza della profezia e della testimonianza. Anche gli stessi vescovi non sempre riescono a essere vicini alla sofferenza del popolo. Abbiamo bisogno che il Papa scuota la coscienza dei pastori e di tutti noi, per renderci responsabili della sofferenza della gente. Spero che Francesco parli con energia ai nostri vescovi e sacerdoti”.

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