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Papa Francesco e Patriarca Kirill: padre Spadaro, “un segno che non ci si può più nascondere davanti alla storia”

Papa Francesco e Patriarca Kirill di Mosca

L’incontro a Cuba tra Francesco e Kirill “sarà un segno. E questo segno dice che non ci si può più nascondere davanti alla storia. Gli uomini, se sono di buona volontà, possono anche litigare, ma quando giunge il tempo, devono riconoscersi e decidere di camminare insieme”. È una riflessione di padre Antonio Spadaro, pubblicata oggi sul blog di Cyberteologia. È una “tappa importante nelle relazioni tra le due Chiese”, e dunque “non punto di arresto, ma parte di un processo che resta in divenire ed esso stesso frutto di una lunga, paziente e delicata tessitura diplomatica, religiosa e politica”. E “questo incontro tra Roma e Mosca non avviene né a Roma né a Mosca. Non avverrà in Europa. Avverrà nel ‘Nuovo Mondo’, a Cuba. Papa Francesco aveva definito quest’isola un arcipelago che diventa ponte tra nord e sud tra Oriente e Occidente. Adesso comprendiamo il senso di quelle parole”, sottolinea padre Spadaro. “L’obiettivo di Francesco – prosegue nella sua riflessione – non è una ‘santa alleanza’ contro qualcuno o qualcosa, ma l’unità della Chiesa a favore del mondo, anche se questo costa la fatica dell’intendersi”. In questo senso “ciò che deve essere considerato attentamente è il fatto che Francesco non abbia imposto condizioni di alcun genere e, pur di stabilire l’incontro, sia disposto a tutto. Ostilità ed equivoci ci sono e ci saranno, ma alla fine cadranno se il cammino proseguirà. È questa la politica (anche ecclesistica) della misericordia”. Dunque “l’abbraccio di Francesco sarà un abbraccio senza condizioni che accoglie la Chiesa ortodossa russa così com’è adesso, amandola come sorella, con la sua storia complessa, difficile, e la sua tradizione luminosa”. Infine, “Cuba: una ferita aperta nel Mar dei Caraibi, un muro di embargo, diventa il luogo adatto perché la storia d’Europa possa essere non riscritta, ma cambiare direzione. Quale messaggio religioso più forte può esserci? Quale messaggio politico più forte può mai esserci?”

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