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Papa Francesco: al clero romano, “capire i gesti della gente”

“Siate generosi nel perdono” e sappiate “capire i diversi linguaggi”, “capire i gesti della gente”. È il doppio invito del Papa, che nel discorso a braccio rivolto ai parroci romani ha ribadito che “c’è il linguaggio delle parole, ma anche c’è il linguaggio dei gesti”. Poi il caso concreto: “Quando una persona viene al confessionale, è perché sente qualcosa che non sta bene, vorrebbe cambiare o chiedere perdono, ma non sa come dirlo e diventa muto. ‘Ah, se non parli non posso darti l’assoluzione!’. No. Ha parlato con il gesto di venire, e quando una persona viene è perché non vuole, non vorrebbe fare lo stesso un’altra volta. ‘Mi prometti di non farlo?’. No, è il gesto. Alle volte lo dicono: ‘Vorrei non farlo più’, ma a volte non riescono a dirlo perché diventano muti, davanti … ma ha fatto, lo ha detto con i gesti. E se una persona  dice: ‘Io non posso promettere questo’, perché è in una situazione irreversibile”, “c’è un principio morale: ‘ad impossibilia nemo tenetur'”. “Sempre cercare come perdonare, come San Leopoldo che era un campione, perché sempre cercava come perdonare”, l’invito di Francesco, che è tornato a raccontare “l’esperienza di quell’amico mio, tre-quattro anni meno di me, cappuccino confessore a Buenos Aires, che ha la coda lì, sempre, preti, gente, ricchi, poveri, tutti … ma, poverino, tutta la giornata lì, eh? È un gran perdonatore. E una volta, parlando, mi ha detto: ‘Ma senti, io sento lo scrupolo di perdonare troppo’. Gli ho detto: ‘Cosa fai, Luigi, quando tu perdoni troppo?’. ‘Ma, io vado in cappella, davanti al tabernacolo e dico: ‘Signore, perdonami, ho perdonato troppo! Ma sei stato Tu a darmi il cattivo esempio!’”. “Guardiamo come ha perdonato, Gesù; come ha perdonato a me”, l’esortazione di Francesco.

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