Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Giornata del malato: mons. Giuliodori (Ucsc), “curare la persona in modo integrale con la tenerezza”

“Abbiamo bisogno di un’osmosi a livello di umanità perché non possiamo sentirci compiuti e arrivati facendo della salute un idolo del nostro vivere. In questa osmosi troviamo le radici della nostra missione, la vita fatta di un fluire di amore in cui noi rischiamo di essere una diga perché ci mettiamo il nostro raziocinio”. Lo ha detto monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, durante la tavola rotonda “Affidarsi a Gesù misericordioso fa fiorire la vita”, in corso oggi pomeriggio al Policlinico “A.Gemelli” di Roma, in occasione della XXIV Giornata mondiale del malato. “Le domande – ha proseguito – ruotano intorno alla questione come salvaguardare la centralità della persona garantendo la sua integrità. Una sfida difficile perché il corpo rischia di essere l’oggetto primario, ma corpo e persona sono la stessa cosa. È più facile curare il corpo e non la persona ma senza la sua componente emotiva e spirituale rischiamo di non incontrare la persona e di non portarla alla guarigione”. Riguardo alla missione perseguita dal “Gemelli”, monsignor Giuliodori ha detto: “Il Policlinico nasce affinché i medici siano interessati alla interezza della persona. Il Papa ci dà una chiave di lettura nella fede e nella tenerezza per curare in maniera integrale la persona e quello che penso è che dovremmo trovare un modo per misurare il criterio di tenerezza con cui curiamo la persona”. “Il servizio più grande che rendiamo è dare un senso alla malattia, non come un incubo, ma come tappa per raggiungere il fine ultimo della vita. Un antidoto contro gli aspetti più devastanti come l’eutanasia e l’eugenetica”, ha concluso.

© Riproduzione Riservata
Territori