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Zanzibar, mons. Shao (vescovo): “Cristiani e musulmani insieme per la pace”

“La data delle nuove elezioni è stata fissata per il 20 marzo, la questione ora è se l’opposizione accetterà di partecipare: al momento hanno rifiutato e c’è incertezza, ma la situazione resta pacifica”. La testimonianza di monsignor Augustine Shao, vescovo di Zanzibar, arriva dall’arcipelago, parte della repubblica di Tanzania, dove il 20 marzo si terrà una delicata tornata elettorale per eleggere le autorità locali e i rappresentanti al parlamento nazionale. Il voto precedente, il 25 ottobre, era stato annullato dopo le proteste dell’opposizione, facendo temere disordini. “Incontri e riunioni tra gli esponenti politici sono in corso, ma non sappiamo ancora se porteranno a qualche risultato”, testimonia il vescovo. Che ricorda anche il ruolo svolto dai leader religiosi dell’isola (compresi i vertici della piccola comunità cattolica) nell’arrivare ad un accordo per la ripetizione del voto. “Abbiamo sempre lavorato insieme ai nostri fratelli musulmani – spiega – e quando le prime elezioni sono state annullate anche noi abbiamo fatto la nostra parte, chiedendo a governo e opposizione di mantenere la calma e di arrivare a una soluzione consensuale”. E aggiunge: “Si era sull’orlo di uno scontro, quando abbiamo incontrato le autorità e lanciato il nostro appello, cristiani e musulmani insieme: finora la pace ha retto”.

A creare timori nella minoranza cristiana di Zanzibar (dove il 98% della popolazione è di fede islamica) erano stati negli anni scorsi (2013-2014) anche alcuni attacchi a chiese, religiosi e luoghi frequentati da occidentali. Episodi isolati, riconducibili a frange estremiste capaci di approfittare delle tensioni politiche, come il movimento radicale Uamsho (termine che in lingua locale significa “risveglio”). “Questi gruppi sono rimasti inattivi per parecchio tempo dopo l’intervento delle autorità – specifica mons. Shao – e oggi i cittadini possono circolare liberamente e badare ai loro affari, anche i turisti continuano ad arrivare”. La nuova scadenza elettorale, però, conferma il presule, segna un momento delicato anche da questo punto di vista. “Se i due partiti in lizza non si riconcilieranno, non è detto che ci sia una pace piena; per questo preghiamo che si arrivi a un accordo che permetta di continuare con il governo di unità nazionale che è già in carica da cinque anni”. La condivisione del potere tra il Chama cha Mapinduzi, al governo nella parte continentale della Tanzania, e il Civic United Front, forte nell’arcipelago ha permesso di mantenere bassa la tensione “ma se si interromperà le prospettive potrebbero essere più pessimistiche di adesso”, conclude monsignor Shao.

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