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Vita consacrata: lettera dei religiosi a Papa Francesco, no rassegnazione ma “condivisione con i poveri e gli ultimi”

“Che grande opportunità è stata quella di poter condividere la bellezza della nostra vocazione e missione, sebbene non sempre la viviamo al massimo e a volte la oscuriamo, perché decidiamo di vivere scontenti, in un cono d’ombra”. È un passaggio della lettera al Santo Padre a nome di tutti i consacrati, letta questa mattina da monsignor José Rodriguez Carballo, segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, a conclusione dell’udienza con il Papa. “Non un anno per la conversione, sebbene sia sempre necessaria, ma una chiamata a rivitalizzare la gioia, la tenerezza e la speranza. Un Anno come tempo di grazia, spazio teologale dove sentirsi amati da Dio e dalla Chiesa, proiettati per mezzo dello Spirito all’uscita missionaria, come segno di un amore non rassegnato ma intriso di zelo e condivisione con i poveri e gli ultimi”. “Cosa abbiamo compreso e maturato in questo Anno della vita consacrata? Il rischio – prosegue la lettera – sarebbe quello di dire le cose che abbiamo fatto, peccando di ‘mondanità spirituale’ (EG 93), o fare la litania del non fatto; in realtà, il frutto più bello offertoci dalla Chiesa è riconoscere ciò che Dio ha fatto per noi”: “Ci ha amati con amore eterno”, “ci ha guardati e noi ci siamo lasciati guardare”, “ci ha sussurrato che non è agitato per le nostre diminuzioni numeriche”, “ci ha consolati ricordandoci che i giovani sono una grazia rigenerativa”, “ci ha rammentato che le comunità, le stesse opere, devono generare persone capaci di prendersi cura dell’uomo ferito”, “ci ha sollecitati a svegliare il mondo”.

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